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Lal-D, arriva la terapia rimborsata: cosa cambia per i pazienti

Sebelipase alfa ottiene l’accesso alla rimborsabilità in Italia: la cura interviene sul difetto enzimatico, ma resta decisiva una diagnosi tempestiva.

La terapia offre nuove possibilità contro la deficit di lipasi acida lisosomiale, ma richiede attenzione anche sul fronte della sicurezza. Tra le reazioni avverse segnalate più spesso figurano ipersensibilità, gonfiore alle palpebre, tachicardia, difficoltà respiratorie, vomito, dolori addominali, diarrea, febbre, stanchezza, vertigini e comparsa di eruzioni cutanee.

I dati disponibili indicano tuttavia effetti rilevanti sulla sopravvivenza e sui principali indicatori della malattia. Negli studi sono stati coinvolti pazienti neonati, bambini e adulti, mentre altri Paesi dell’Unione europea stanno ancora esaminando le richieste di rimborso.

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I risultati degli studi cambiano lo scenario

Nei casi infantili più gravi, 6 pazienti su 9 trattati, pari al 67%, hanno superato i 12 mesi di vita. Nel gruppo storico non sottoposto a terapia, invece, non era sopravvissuto nessuno dei 21 pazienti osservati. Nei bambini curati sono stati rilevati anche miglioramenti degli indici epatici, compreso il valore dell’enzima Alt, oltre a un aumento del peso nelle prime settimane.

Tra i pazienti pediatrici e adulti, il trattamento ha riportato verso la normalità i livelli di Alt e ridotto il grasso accumulato nel fegato e altri segnali di danno epatico, rispetto al placebo. Sono inoltre migliorati i parametri legati ai grassi nel sangue, con variazioni significative dei valori di colesterolo Ldl e Hdl. I benefici sui livelli di Alt sono rimasti nel tempo anche durante la fase di prosecuzione dello studio, accompagnandosi a ulteriori progressi su altri indicatori della patologia.


La diagnosi resta il passaggio decisivo

La deficit di lipasi acida lisosomiale, abbreviata in Lal-D, è una malattia genetica metabolica molto rara e progressiva. Il difetto dell’enzima deputato alla gestione di colesterolo e trigliceridi favorisce l’accumulo di lipidi nel fegato e in altri organi, con il rischio di danni estesi e di morte prematura.

Il quadro clinico può cambiare molto da un paziente all’altro e assomigliare a quello di disturbi più comuni, tra cui alcune ipercolesterolemie familiari e diverse malattie del fegato. Umberto Vespasiani Gentilucci, professore ordinario di Medicina interna all’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha spiegato che il ritardo nell’identificazione può ancora superare i 10 anni e che occorre aiutare i medici a riconoscere i segnali sospetti.

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Nei neonati, la forma rapidamente progressiva conosciuta come sindrome di Wolman può avere conseguenze drammatiche: senza trattamento, circa l’89% dei pazienti non arriva al primo compleanno. Una variante meno aggressiva compare invece durante l’infanzia e può manifestarsi con fegato e milza ingrossati, valori epatici alterati e colesterolo elevato.

La conferma può arrivare attraverso un esame su goccia di sangue, simile a quelli utilizzati nei programmi di screening. Lorenzo D’Antiga, professore e direttore del Dipartimento Materno infantile e pediatrico dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha sottolineato che il problema principale rimane riconoscere per tempo la possibilità della malattia, prima che il danno epatico diventi irreversibile.


In Italia scatta la rimborsabilità

L’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato la rimborsabilità di sebelipase alfa per i pazienti di ogni età colpiti da Lal-D. Si tratta della prima terapia approvata e disponibile nel nostro Paese per questa condizione, con un meccanismo che sostituisce l’attività dell’enzima mancante e interviene quindi alla radice del problema.

Il farmaco aveva già ricevuto l’autorizzazione nell’Unione europea nel 2015. L’approvazione si è basata su due sperimentazioni cliniche e su un successivo studio di estensione, condotti su persone nelle diverse fasce d’età. Secondo Albina Tummolo, esperta di malattie metaboliche ereditarie dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, diagnosi e cura precoci possono offrire a molti pazienti una prognosi nettamente migliore e una qualità di vita quasi normale.

Per Manuela Vaccarotto, vicepresidente di Aismme, l’accesso alla rimborsabilità rappresenta un risultato importante per le famiglie, dopo anni segnati da rarità della patologia e difficoltà diagnostiche. Luca Bardoscia, direttore medico di Alexion, AstraZeneca Rare Disease, ha definito il provvedimento un passaggio significativo per la comunità italiana della Lal-D e ha ribadito l’impegno dell’azienda a collaborare con specialisti, associazioni, istituzioni, pazienti e persone che li assistono.

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