Energia, Meloni sfida Bruxelles: «Non diremo sempre sì
La premier rilancia la richiesta di flessibilità sull’energia e prepara nuove iniziative europee su prezzi, burocrazia e competitività industriale.
Il confronto sul costo dell’energia resta aperto e Giorgia Meloni non sembra intenzionata a ridurre la pressione sull’Unione europea. Mentre il Parlamento si prepara ad approvare lo scostamento di bilancio, la presidente del Consiglio ha annunciato che porterà personalmente la questione al Consiglio europeo di giovedì e venerdì.
La richiesta italiana si inserisce in una strategia più ampia, costruita insieme a Germania e Belgio. Con Friedrich Merz e Bart De Wever, Meloni ha scritto al presidente del Consiglio europeo António Costa per legare energia, semplificazione normativa e forza dell’industria.
Meloni alza il livello dello scontro europeo
La lettera dei tre leader propone di accelerare gli investimenti nei comparti considerati prioritari, a cominciare da energia e digitalizzazione. Il documento chiede inoltre di evitare nuovi adempimenti burocratici e di ridurre in modo generalizzato gli obblighi di rendicontazione imposti dall’Unione europea, soprattutto alle piccole e medie imprese.
Davanti agli industriali di Assolombarda, Meloni ha sostenuto che gli interventi nazionali non possono essere sufficienti se non vengono accompagnati da una svolta comune. Nel mirino è finito anche il sistema Ets, accusato dalla premier di aumentare artificialmente i prezzi e di creare squilibri tra gli Stati membri senza garantire una diminuzione delle emissioni su scala globale.
Per questo l’Italia sta cercando altri Paesi disposti a sostenere modifiche profonde. L’obiettivo è arrivare a un meccanismo capace di contenere il costo del gas destinato alla produzione di elettricità, su cui il governo sta discutendo con la Commissione europea. Meloni ha riconosciuto che il negoziato sarà complesso, ma ha ribadito: «L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì».
Il conto del caro energia resta pesante
In Parlamento è atteso il via libera alla richiesta di oltre 14 miliardi di euro per continuare a fronteggiare l’aumento dei costi. Un’ulteriore somma, pari ad altri 14 miliardi, dovrebbe essere destinata alla difesa. Il governo rivendica inoltre più di 60 miliardi già impiegati per proteggere famiglie e imprese dagli effetti del caro energia.
La premier ha però indicato la necessità di superare la logica delle sole emergenze. Tra le prospettive di lungo periodo ha citato il ritorno dell’Italia al nucleare, con l’auspicio di avere impianti operativi entro il prossimo decennio, a condizione che il percorso prosegua.
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Meloni ha escluso che le risorse possano essere ottenute riducendo i fondi per la coesione o quelli destinati alla politica agricola. Secondo la presidente del Consiglio, la sicurezza economica e quella alimentare sono entrambe indispensabili per rafforzare l’autonomia strategica europea.
Crescita e intelligenza artificiale
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha parlato anche dell’andamento dell’economia italiana, definendo la crescita ancora insufficiente ma sottolineando la capacità del Paese di resistere a una fase internazionale particolarmente incerta. I dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, ha spiegato, indicano per il 2026 un possibile incremento dell’1%, in linea con quello delle principali economie europee.
Il dato, secondo Meloni, non deve essere considerato un risultato soddisfacente né sottovalutato. La premier ha espresso disappunto per le previsioni considerate troppo prudenti dagli organismi statistici italiani, sostenendo che i segnali emersi possano diventare una base per costruire ulteriore crescita.
Un altro passaggio ha riguardato l’intelligenza artificiale, descritta come una trasformazione capace di modificare profondamente il lavoro e la distribuzione della ricchezza. Meloni ha avvertito che un uso superficiale delle nuove tecnologie potrebbe accentuare le disuguaglianze e concentrare ancora di più le risorse.
In questa direzione, la prossima manovra dovrebbe includere, secondo quanto annunciato, agevolazioni fiscali per gli investimenti nei programmi informatici utilizzati attraverso servizi di cloud. La misura è stata elaborata insieme al ministro Giancarlo Giorgetti e viene presentata dal governo come uno degli interventi per accompagnare la trasformazione digitale delle imprese.
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