Giovani italiani, poche certezze su sesso, infezioni e diritti
Il 72% dei giovani italiani intervistati ha idee errate sulla trasmissione delle infezioni sessualmente trasmissibili.
Il 72% dei giovani italiani intervistati ha idee errate sulla trasmissione delle infezioni sessualmente trasmissibili. È uno dei dati emersi dall’indagine Ipsos Doxa realizzata per Medici del Mondo.
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Le richieste alle istituzioni
Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, ha attribuito alla politica le difficoltà nel costruire un percorso accessibile di educazione sessuo-affettiva: «È la politica che continua a ostacolare un’educazione sessuo-affettiva strutturata e accessibile a tutti. Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo, né di essere informati e poi togliere loro i luoghi in cui informarsi».
L’organizzazione segnala inoltre l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse e prepara un’iniziativa pubblica insieme a ragazze e ragazzi. L’obiettivo dichiarato è raccogliere le loro domande su salute, corpo e diritti, evitando che debbano cercare autonomamente risposte su questi temi.
Le fonti usate dai ragazzi
Quando cercano informazioni sulla sessualità e sulla salute riproduttiva, il 50% degli intervistati utilizza Google, dove spesso compaiono risposte generate dall’intelligenza artificiale. Un ulteriore 27% consulta direttamente piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.
Il ricorso agli esperti sanitari rimane invece limitato: soltanto il 18% si è rivolto a personale medico e il 14% è entrato almeno una volta in un consultorio. Per il 31% del campione, la pornografia rappresenta l’unico riferimento per imparare qualcosa sul sesso. La maggioranza di questi ragazzi riconosce però i rischi del modello: il 64% ritiene che i filmati pornografici alimentino aspettative irrealistiche sulle prestazioni e il 59% pensa che favoriscano l’oggettivazione delle donne.
Infezioni e diritti poco conosciuti
Le lacune riguardano anche singole malattie: solo il 39% afferma di conoscere bene la clamidia, mentre il 40% dice lo stesso della gonorrea. Sul tema dei diritti riproduttivi, appena il 36% conosce correttamente le norme sull’interruzione volontaria di gravidanza.
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L’81% non sa che cosa sia la Ru486 e il 55% ritiene di non avere ricevuto informazioni adeguate sui propri diritti. Secondo Barbara Toci, ricercatrice esperta di affari pubblici di Ipsos Doxa, «l’indagine evidenzia uno scarto significativo tra l’elevata disponibilità di informazioni e la capacità di accedere a conoscenze corrette e complete».
Preservativi e contraccezione
Il 64% dei partecipanti ha già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci dichiarano di averli iniziati prima dei 18 anni. Il preservativo maschile è conosciuto dal 96% del campione, ma soltanto il 36% afferma di utilizzarlo sempre; il 21% lo adopera raramente oppure non lo usa mai.
Tra le motivazioni indicate compaiono la percezione di un rischio contenuto, citata dal 10%, e il ricorso ad altri metodi contraccettivi, indicato dal 24%. Anche il prezzo incide sulle scelte: il 70% considera troppo elevato il costo dei contraccettivi e il 73% chiede che siano distribuiti gratuitamente ai più giovani.
La scuola come luogo educativo
La ricerca è stata condotta su 1.000 italiani tra 16 e 25 anni e presentata a Milano, nella sede della Regione Lombardia. Il 71% degli intervistati ritiene che l’educazione sessuale e affettiva debba essere affidata alla scuola.
Per il 56% le lezioni dovrebbero essere obbligatorie, mentre soltanto il 2% esclude che questi argomenti debbano essere affrontati nelle aule. I risultati sono stati diffusi da Medici del Mondo, rete internazionale impegnata nell’accesso alle cure.
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