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Attualità 1 min di lettura31 min fa

Giovani e violenza, Crepet accusa gli adulti: «Falliti tutti»

Lo psichiatra commenta il caso della banda della minicar di Roma e invita a interrogarsi sulle responsabilità di famiglie, scuola e società, non soltanto dei social

Il caso della banda della minicar di Roma riapre il dibattito su come gli adulti guardano alle nuove generazioni. Ospite di “Ignoto X” su La7, Paolo Crepet ha collegato l’aggressione subita, tra gli altri, dall’attore Davide Iacopini a una crisi più ampia, che non riguarda soltanto le periferie o il mondo digitale.

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La responsabilità va oltre i social

Per Crepet, attribuire ogni comportamento violento ai social network sarebbe una semplificazione. A suo giudizio, l’incapacità di riconoscere la sofferenza altrui e l’indifferenza davanti a ciò che accade hanno radici molto più lontane: da decenni, sostiene, gli adulti non affrontano davvero il problema.

Lo psichiatra ha ricordato di avere proposto trent’anni fa l’abbassamento della maggiore età a 16 anni, ricevendo reazioni ironiche. Il tema, secondo lui, è che si concedono ai ragazzi libertà molto ampie senza considerarli davvero capaci di assumersi responsabilità. «Questi sono ragazzi, non ragazzini», ha osservato, riferendosi a giovani che di notte si muovono autonomamente e possono compiere azioni gravi.

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Famiglie e scuola sotto accusa

Nel corso della puntata del 14 ottobre, Crepet ha richiamato anche il ruolo dei genitori. Uno dei giovani coinvolti, ha ricordato, sarebbe stato individuato tramite la geolocalizzazione attivata dalla famiglia: un dettaglio che, nella sua lettura, mostra quanto sia difficile trovare un equilibrio tra controllo, educazione e fiducia.

Resta poi la domanda sulle persone presenti durante l’aggressione: perché nessuno avrebbe soccorso l’uomo rimasto privo di sensi? Crepet ha parlato di una possibile complicità degli adulti e ha allargato il ragionamento alla scuola e all’intera comunità. «Siamo falliti tutti se questo accade», ha detto, sostenendo che una società incapace di reagire dimostra di non avere più adeguati anticorpi.

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