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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Lazio, la lezione di Gattuso: dai giovani a Zenica, cosa è cambiato

Il tecnico biancoceleste ha raccontato la trasformazione del suo metodo dopo la crisi con l’Italia e l’avvio sorprendente della nuova stagione.

Il 3-0 rifilato alla Juventus ha cambiato il tono della storia. Due mesi dopo il debutto shock in Coppa Italia, Gennaro Gattuso si ritrova in vetta alla classifica insieme all’Inter e, dopo il successo di Torino, ha parlato anche del percorso personale che lo ha riportato in panchina.

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Gattuso ha cambiato metodo

La Lazio sta ottenendo risultati importanti con una rosa meno ampia rispetto alle altre squadre indicate tra le pretendenti al titolo. L’assenza degli impegni europei, in questo senso, consente ai biancocelesti di dedicare più tempo al lavoro quotidiano e alla preparazione delle partite.

A fare la differenza, secondo l’allenatore, è soprattutto il comportamento del gruppo. «Gestisco un gruppo che ha voglia di affermarsi, rispetta le regole fondamentali e in settimana lavora duro, senza lamentarsi», ha spiegato Gattuso dopo la vittoria contro la Juventus. Il mercato è stato complicato dalla disponibilità economica limitata, ma la società ha comunque individuato, a suo giudizio, gli elementi adatti.


Il rapporto con una nuova generazione

Nel calcio di oggi l’allenatore deve confrontarsi con rose numerose e con giocatori cresciuti in un ambiente profondamente diverso da quello di qualche decennio fa. Procuratori presenti fin dall’adolescenza e social network influenzano spesso la formazione dei ragazzi, mentre il dialogo diretto e la vita di gruppo lontana dalla tecnologia possono diventare più difficili.

Gattuso ha ammesso di avere incontrato ostacoli proprio su questo terreno. «Fino a qualche anno fa faticavo a interagire con la squadra. Vedevo cose che mi facevano imbestialire. Piano piano ho capito che dovevo cambiare atteggiamento», ha raccontato. Oggi concede maggiore autonomia, mantenendo però fermi i principi che considera indispensabili.

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La ferita della notte di Zenica

La svolta della Lazio arriva dopo un periodo nel quale il tecnico era rimasto lontano dai riflettori. Il 31 marzo, a Zenica, la Bosnia aveva eliminato l’Italia ai rigori: per la Nazionale si era trattato della terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Gattuso aveva vissuto quella serata come il punto più doloroso della propria carriera.

Dopo quella partita era scomparso dal giro, fino alla proposta della Lazio. L’esordio ufficiale, il 16 agosto, sembrava però aver riaperto immediatamente la crisi: il Mantova aveva vinto 2-0 all’Olimpico in Coppa Italia e già circolavano ipotesi di esonero. In quel momento si sosteneva persino che il tecnico non fosse riuscito a riprendersi dalla delusione di Zenica.


Una ripartenza senza guardare lontano

Oggi la situazione è opposta, ma Gattuso non considera il successo di Torino un punto d’arrivo. La sua indicazione è procedere una partita alla volta, con il prossimo appuntamento contro il Parma già al centro dell’attenzione. La Lazio, ha sottolineato, deve continuare a concentrarsi sul compito immediato senza proiettarsi troppo avanti.

La sconfitta con l’Italia, comunque, non è stata archiviata. «Me la porterò dietro per il resto della vita. Non la supererò mai», ha detto il tecnico, spiegando di essere tornato al lavoro perché non riesce a stare lontano dal calcio. Spogliatoio, allenamenti e gare restano per lui il centro della propria vita, anche dopo gli errori commessi accettando in passato situazioni particolarmente rischiose.

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