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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Giorgetti parla e l’Aula si svuota: il caso della settimana corta

Meno di venti deputati hanno ascoltato il ministro sull’uso di 14,4 miliardi per energia e difesa, riaccendendo il dibattito sulle presenze a Montecitorio.

A Montecitorio, mentre Giancarlo Giorgetti illustrava le risorse aggiuntive destinate a energia e difesa, sui banchi sedevano meno di venti deputati. Soltanto cinque appartenevano alla maggioranza. La scena ha riportato al centro una consuetudine ormai radicata: concentrare gran parte dell’attività parlamentare tra martedì e giovedì, lasciando spesso vuoto l’inizio della settimana.

Il ministro dell’Economia ha commentato con ironia l’assenza dei colleghi, osservando: «Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia». La seduta era stata fissata proprio per quel giorno dopo il rifiuto dei deputati di tornare a Roma immediatamente dopo il fine settimana.

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Il rientro a Roma resta il nodo

La cosiddetta settimana parlamentare breve viene spiegata dai rappresentanti politici con la necessità di mantenere un rapporto costante con i territori. Deputati e senatori sostengono infatti di dover rientrare nei collegi per incontri, iniziative e attività politica. La motivazione viene applicata anche agli eletti in circoscrizioni considerate sicure, talvolta senza un legame precedente con quelle realtà.

Quando si discute delle assenze in Aula, la replica più frequente è che il lavoro parlamentare non si esaurisce durante le sedute plenarie. Restano gli impegni nelle commissioni e le riunioni dei gruppi, anche se, nella maggior parte dei casi, le commissioni non vengono convocate mentre l’Assemblea è riunita. Per questo, nel caso della seduta con Giorgetti, l’ipotesi più immediata è che molti deputati non fossero ancora tornati nella capitale.


Venerdì sì, ma quasi senza pubblico

Alla Camera esistono ancora le sedute del venerdì, introdotte nel 2008 durante la presidenza di Gianfranco Fini con l’obiettivo di ampliare il calendario dei lavori. Sono generalmente dedicate alle interpellanze e si svolgono spesso davanti a un numero ridotto di parlamentari. Al Senato, invece, l’attività politica ordinaria tende a concludersi già il giovedì.

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Nel giugno 2025 Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, aveva proposto di rivedere l’organizzazione del venerdì mattina alla Camera. La presenza obbligatoria dei membri del governo creava, secondo quanto riferito, difficoltà logistiche; l’idea era trasferire le interpellanze al giovedì pomeriggio.


La contraddizione sulla riduzione dell’orario

Il tema è tornato alla ribalta anche per un episodio avvenuto nello stesso periodo. La maggioranza che sostiene Giorgia Meloni ha respinto in commissione Bilancio una proposta mirata a ridurre, a parità di stipendio, la settimana lavorativa di tutti i dipendenti.

Ne emerge una contrapposizione evidente nel dibattito pubblico: la diminuzione dei giorni di lavoro viene discussa per i parlamentari come esigenza organizzativa, mentre una misura analoga destinata alla generalità dei lavoratori non ha ottenuto il via libera. Sullo sfondo resta anche la precedente polemica sul taglio del numero degli eletti, criticato da chi temeva un aumento eccessivo degli incarichi da distribuire tra meno deputati e senatori.

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