2,69 milioni e una lettera: il caso Franzoso scuote la Fisi
Dopo la mancata rielezione, Flavio Roda avrebbe chiesto ai vertici della giustizia sportiva di attenuare i rilievi sulla sicurezza della pista dove morì Matteo Franzoso.
Una richiesta di risarcimento da 2.691.634,02 euro avrebbe spinto Flavio Roda a rivolgersi ai vertici della giustizia sportiva per contestare le conclusioni contenute nell’archiviazione sul caso di Matteo Franzoso. La vicenda emerge pochi giorni dopo la mancata rielezione di Roda alla guida della Fisi, che gli avrebbe consentito di ottenere il quarto mandato dopo 14 anni al vertice.
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La lettera nata dal rischio risarcimento
Il 24 settembre, a circa due settimane dall’assemblea elettiva, Roda avrebbe scritto a Ugo Taucer, procuratore capo del Coni, e a Stefania Cappa, procuratrice federale della Fisi. L’obiettivo dichiarato non sarebbe stato riaprire formalmente l’indagine, bensì mettere in discussione i passaggi relativi alla sicurezza dell’area di allenamento.
La sollecitazione sarebbe arrivata dopo la comunicazione ricevuta il 4 agosto 2026 dagli avvocati della famiglia Franzoso. I legali avrebbero attribuito alla Federazione la responsabilità per la morte dello sciatore genovese e chiesto il pagamento di 2.691.634,02 euro. Secondo Roda, la pretesa economica si fonderebbe soprattutto sui rilievi contenuti nel provvedimento di archiviazione, nel quale le Procure avrebbero evidenziato possibili responsabilità degli operatori federali pur chiudendo il procedimento contro ignoti.
Le Procure respingono la pressione
Nella missiva, Roda avrebbe sostenuto che i magistrati sportivi avessero oltrepassato i propri compiti e formulato accuse prive di adeguati riscontri. Il presidente avrebbe inoltre manifestato timori per i rapporti con gli assicuratori e per il rinnovo della copertura della Federazione e dei suoi operatori.
La richiesta era quella di aprire rapidamente un confronto per individuare una soluzione alla situazione definita dallo stesso Roda “di imbarazzo e difficoltà della Federazione”. L’iniziativa, tuttavia, non sarebbe stata preceduta da una deliberazione del consiglio federale. Anche una precedente comunicazione di maggio contestava il fatto che l’istruttoria non avesse chiarito a sufficienza le eventuali violazioni disciplinari.
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Il caso della barriera in legno
Matteo Franzoso morì nel settembre 2025, due giorni dopo una caduta avvenuta sulle nevi del Cile. Durante la discesa, lo sciatore andò contro una barriera di legno collocata a pochi metri dalla traiettoria e, secondo i rilievi citati nell’indagine, non protetta in modo adeguato. Il tracciato era stato disegnato da un tecnico austriaco, mentre la supervisione spettava a operatori italiani.
La Procura federale aveva disposto l’archiviazione dell’indagine disciplinare, ma aveva lasciato aperti dubbi rilevanti sulle procedure di sicurezza. L’ufficio stampa della Fisi aveva parlato di un possibile supplemento d’indagine per verificare ogni responsabilità; una posizione che, secondo quanto riportato nell’inchiesta, apparirebbe diversa dal contenuto delle lettere inviate da Roda.
Le conclusioni restano intatte
Taucer ha respinto la richiesta richiamando l’autonomia e l’indipendenza degli uffici requirenti. Ha spiegato che l’archiviazione risultava coerente con gli elementi raccolti e ha definito non accoglibile l’ipotesi di un confronto destinato a modificare le motivazioni del provvedimento.
Anche Cappa ha confermato la solidità dell’attività svolta: gli investigatori avrebbero acquisito documenti, informazioni e il video dell’incidente, ascoltato persone coinvolte direttamente o indirettamente e interpellato la commissione medica della Fisi. Per la procuratrice, l’istruttoria è stata condotta secondo i poteri assegnati alla Procura federale. Le conclusioni sulla tragedia, quindi, non sono state modificate.
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