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Attualità 2 min di lettura14 ott

Giordano sfida l’AI: romanzo offline e prove scritte a mano

Dopo il caso del romanzo escluso dal Goncourt, lo scrittore sceglie di lavorare senza rete e di conservare tracce sempre più dettagliate della propria scrittura.

Il timore di essere scambiato per un autore che utilizza l’intelligenza artificiale sta già modificando il lavoro degli scrittori. Paolo Giordano ha scelto una risposta concreta: tenere le bozze lontane da Internet e consegnare il prossimo romanzo su una chiavetta, così da rendere più verificabile l’origine del testo.

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La scelta di scrivere lontano dalla rete

La decisione arriva dopo l’esclusione dai finalisti del premio Goncourt di un autore haitiano-canadese. Il suo ultimo libro sarebbe stato realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, circostanza individuata dal software Pangram. L’episodio ha alimentato la reazione dell’Accademia francese, impegnata a difendere il ruolo dell’intelligenza umana nella scrittura.

Giordano, invece di concentrarsi sugli scenari più lontani legati alla tecnologia, guarda agli effetti già visibili sul mestiere. Nel suo editoriale spiega di avere cambiato il sistema con cui conserva quotidianamente il materiale di lavoro: «Dopo il caso dello scrittore haitiano-canadese salvo il libro con un numero diverso ogni giorno, prima d’iniziare». La procedura dovrebbe documentare l’evoluzione del testo e ridurre il rischio di contestazioni sulla paternità.


Ogni bozza diventa una prova

Per lo scrittore, non basta più sapere di avere composto personalmente un’opera. Occorre anche poter dimostrare come quella stessa opera sia nata, attraverso una sequenza riconoscibile di correzioni, ripensamenti e riscritture. L’archivio delle versioni assume così un valore ulteriore rispetto alla semplice conservazione dei file.

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«Voglio lasciare una traccia evidente, qualora si rivelasse necessaria, del processo di correzione progressiva, e anche del mio disorientamento», afferma Giordano. E se le prove digitali non dovessero essere sufficienti, lo scrittore prende in considerazione un ritorno alla carta: «Se sarà necessario tornare a scrivere le prime stesure a mano, per mostrare la propria calligrafia e le cancellazioni e i segni vivi sul testo, lo farò».

La sua posizione nasce anche da un disagio più ampio: con strumenti capaci di analizzare e sorvegliare ogni passaggio, il lavoro creativo rischia di non essere più vissuto come uno spazio privato. Per questo Giordano sostiene di non riuscire a stare tranquillo pensando a «un’entità» capace di controllarlo in ogni momento.

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