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Attualità 2 min di lettura27 min fa

Genova, il preside nelle chat: la protesta che divide famiglie e sindacati

All’istituto nautico San Giorgio il dirigente ha raccolto i contatti degli studenti contrari all’occupazione e li ha comunicati ai genitori, scatenando la reazione della Flc Cgil.

La decisione di condividere con le famiglie i numeri degli studenti coinvolti nell’organizzazione di una possibile occupazione ha aperto un caso all’istituto nautico San Giorgio di Genova. Il dirigente Paolo Fasce ha monitorato le conversazioni degli alunni per prevenire nuovi presidi, ma l’iniziativa è stata contestata da alcuni genitori e dal sindacato.

La vicenda si è sviluppata dopo il tentativo di autogestione nella palestra dell’istituto, avvenuto mercoledì 21 ottobre. Gli studenti hanno portato all’attenzione temi politici e sociali, dal conflitto armato al costo della vita, insieme alle condizioni degli edifici scolastici.

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Il preside rivendica la sua scelta

Fasce seguiva da tempo il rischio di nuove occupazioni. L’anno precedente, infatti, un presidio era stato accompagnato da danneggiamenti dopo l’ingresso nella scuola di persone estranee. Il nuovo tentativo sarebbe partito dalla palestra, con l’intenzione di estendere l’occupazione all’intero edificio.

Per individuare i possibili organizzatori, il dirigente è entrato nei gruppi digitali degli studenti e ha annotato i recapiti di chi sembrava intenzionato a partecipare. In una circolare destinata alle famiglie ha poi indicato quei contatti rendendo visibili soltanto le ultime tre cifre dei numeri, invitando i genitori a confrontarsi con i propri figli.

Fasce ha difeso il provvedimento richiamando il rapporto tra scuola e famiglia e sostenendo di aver agito nel rispetto della riservatezza. Sul fronte delle criticità strutturali, ha precisato che il danno a una porta del bagno sarebbe riconducibile a un atto vandalico già denunciato e che occorre attendere l’eventuale rimborso assicurativo. Per giovedì 22 ottobre era inoltre previsto un sopralluogo dei tecnici della Città metropolitana, chiamati a valutare eventuali interventi urgenti.

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Proteste e dubbi sulla scuola

Gli studenti avevano segnalato diversi problemi nei locali: illuminazione fissata con nastro adesivo, porte danneggiate, impianti elettrici esposti e pareti in cartongesso che non possono essere utilizzate come sostegno. A queste richieste si sono aggiunte le contestazioni legate alla guerra, al carovita e ai blocchi che stanno interessando il Sud.

La diffusione dei recapiti, seppure parziale e limitata alle famiglie, ha provocato malumori. Alcuni genitori hanno segnalato il caso alla Flc Cgil, ritenendo che il metodo adottato dal dirigente possa compromettere il rapporto di fiducia tra ragazzi e istituzione scolastica.


Il sindacato chiede un confronto

Elena Bruzzese, segretaria provinciale della Flc Cgil, ha definito la comunicazione dei contatti «un atteggiamento altamente diseducativo», perché potrebbe spingere gli studenti a non considerare più la scuola come uno spazio sicuro per esprimersi.

Secondo la sindacalista, il compito dell’istituzione non dovrebbe limitarsi al controllo delle proteste. La scuola, ha sostenuto, deve favorire il dialogo e contribuire alla formazione di persone capaci di sviluppare un pensiero autonomo; per questo ha accusato Fasce di privilegiare la repressione rispetto alla ricerca di un confronto costruttivo.

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