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Attualità 3 min di lettura21 min fa

Scaffali vuoti, ma la piazza resiste: cosa divide gli autotrasportatori

Tra aiuti ai presidi, studenti in corteo e minacce di denunce, la protesta dei camionisti resta aperta mentre emergono fratture sul negoziato con il governo.

La protesta dei camionisti continua a produrre effetti pesanti, dai rifornimenti sempre più difficili ai danni denunciati da imprese e filiere alimentari. Eppure, nei luoghi dei presidi, una parte della popolazione continua a portare viveri e sostegno, convinta che interrompere ora la mobilitazione significherebbe rinunciare a un’occasione considerata irripetibile.

Il consenso non è unanime e la tensione cresce anche all’interno del comparto. Le trattative con il governo non hanno convinto tutti: alcuni blocchi sono rimasti attivi, mentre le istituzioni hanno iniziato a prospettare identificazioni, denunce e richieste di risarcimento.

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La protesta divide anche il settore

Il nodo principale riguarda l’effettiva consistenza delle misure annunciate dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Il ministro ha parlato di risorse per un miliardo di euro, compresi 480 milioni destinati al pagamento immediato dei crediti d’imposta maturati tra maggio e agosto. Secondo quanto riportato nel testo, però, le somme aggiuntive previste dal decreto legge supererebbero di poco i 160 milioni, mentre una parte dei pagamenti sarebbe composta da aiuti già attesi da almeno sette mesi.

È su questo punto che si è acceso lo scontro tra il conduttore calabrese Lino Polimeni e i dirigenti di Federalog Calabria. Polimeni, che per quattro mesi ha seguito le difficoltà degli autotrasportatori della regione, ha contestato duramente l’intesa raggiunta con il governo: «Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?». In un intervento successivo ha chiesto conto degli impegni ottenuti, sostenendo che dal confronto fosse arrivato «soltanto un pugno di mosche».


Il sostegno arriva dai presidi

Mentre negozi e supermercati risentono della scarsità di merci, numerosi cittadini hanno scelto di raggiungere i camionisti invece di prendere le distanze dalla protesta. A Casoria alcuni ristoratori hanno consegnato pasta e bevande; ad Avellino e all’Interporto di Maddaloni sono arrivati pasti caldi e pizze destinati alle persone ferme ai blocchi.

A San Marco Evangelista, in provincia di Caserta, Rosanna Freddo, conosciuta sui social come “La figlia del Pizzaiolo” e titolare della pizzeria Tèmpora, ha messo a disposizione un furgone pieno di pizze. Anche i sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno visitato i presidi di Contursi Terme e Sicignano degli Alburni, manifestando il sostegno delle amministrazioni locali.

La rete di solidarietà ha coinvolto inoltre famiglie, volontari e associazioni. A Santa Maria Capua Vetere, il gruppo “Ciò che vedo in città” ha portato caffè, prodotti per la colazione e beni essenziali. In altri casi, alcune madri hanno consegnato ai camionisti ciò che erano riuscite a comprare dopo aver trovato scaffali sguarniti nei punti vendita.

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Studenti in strada, rischi a scuola

La mobilitazione ha attirato anche gruppi di studenti. Da sette istituti di Eboli sono partiti ragazzi diretti ai presidi di autotrasportatori e agricoltori, uniti dalla protesta contro l’aumento del costo del carburante. Iniziative analoghe si sono registrate a Maddaloni, in Calabria, compresa Lamezia Terme, e in Puglia.

A Canosa, l’assenza collettiva del 17 ottobre al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi” ha portato il dirigente scolastico a diffondere una comunicazione sulla necessità di frequentare le lezioni. Nel richiamo venivano segnalate «possibili ricadute sul voto di comportamento».


Pressioni e danni sul territorio

Intanto, le conseguenze economiche e sociali del blocco si sono ampliate. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno descritto città paralizzate, con i rifiuti accumulati, e hanno sollecitato Salvini ad anticipare il confronto al ministero. In Campania e Puglia gli industriali hanno segnalato aziende vicine al collasso, mentre il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha lanciato l’allarme per le difficoltà nella produzione.

Il governo ha annunciato un irrigidimento dei controlli, con identificazioni e possibili denunce per blocco stradale. Anche il Codacons ha prospettato azioni contro i singoli camionisti e le organizzazioni ritenute responsabili, citando i possibili reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La tensione è emersa in modo drammatico ad Avellino Est, dove un camionista ha minacciato di darsi fuoco vicino al casello usando una tanica di carburante. L’episodio, insieme alla permanenza di alcuni presidi nonostante gli annunci del governo, mostra quanto resti profonda la distanza tra chi considera il negoziato sufficiente e chi chiede di proseguire la protesta.

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