Liceali francesi in piazza: il divario scuola-università parte dal 94%
Classi affollate, docenti assenti e disparità tra istituti pubblici e privati alimentano la mobilitazione degli studenti contro un sistema che pesa sulle origini sociali.
In Francia il percorso scolastico continua a essere fortemente condizionato dalla famiglia di provenienza: il baccalauréat viene ottenuto dal 94% dei figli di quadri e dirigenti, ma solo dal 62% dei figli di operai non qualificati. Nei percorsi generali e tecnologici, tra questi ultimi la quota scende al 34%, secondo i dati di France Stratégie relativi al 2023.
È dentro questo divario che si inserisce la protesta dei liceali francesi. Gli studenti chiedono più risorse, ambienti adeguati e regole di accesso all’università considerate più eque, contestando anche il funzionamento di Parcoursup, la piattaforma utilizzata per candidarsi agli studi superiori.
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Le scuole pubbliche pagano il conto
La mobilitazione punta il dito contro problemi molto concreti: aule sovraffollate, edifici deteriorati e cattedre scoperte per l’assenza di insegnanti. Le difficoltà risultano particolarmente visibili nelle periferie, dove la sostituzione dei docenti può diventare complicata e le strutture scolastiche richiedono interventi urgenti.
A sostenere le rivendicazioni sono anche alcuni studenti degli istituti privati. Durante una manifestazione davanti a un liceo parigino, Lya e Blanche, entrambe sedicenni, hanno riconosciuto il vantaggio legato al proprio percorso: «Sappiamo benissimo di essere privilegiate perché veniamo dal privato». Le due ragazze chiedono che anche gli alunni della scuola pubblica possano contare su opportunità analoghe.
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Il futuro deciso prima dell’università
Per gli studenti, le disparità non si manifestano soltanto nella qualità degli edifici o nella presenza degli insegnanti. Incidono anche sulla preparazione agli esami e sulle possibilità di ottenere un posto nei corsi universitari, rendendo più difficile la competizione per chi parte da contesti svantaggiati.
Le ragazze raccontano situazioni in cui l’assenza dei professori o le infiltrazioni d’acqua compromettono persino la possibilità di studiare con continuità. La protesta mette così in discussione il ruolo dello Stato nel finanziamento dell’istruzione e chiede che le condizioni di partenza non determinino già l’esito del percorso. Sullo sfondo resta anche il sospetto, espresso nel dibattito sulla mobilitazione, che le rivendicazioni possano essere utilizzate politicamente.
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