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Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Gaza, il piano da 2,45 miliardi entra nel vivo: i 66 interventi previsti

A New York il Board of Peace ha illustrato un programma di sei mesi per la Striscia, mentre restano aperti i nodi con Israele e il capitolo sicurezza.

Un programma da 2,45 miliardi di dollari per provare a rimettere in moto Gaza è stato portato sul tavolo a New York, nel contesto dell’Assemblea generale dell’Onu. Il progetto, pensato per i prossimi 6 mesi, è stato mostrato durante una riunione che ha coinvolto i Paesi membri del Board of Peace, altri Stati interessati e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner.


La scommessa di ricostruire Gaza in sei mesi

Il piano mette insieme 66 interventi, con un raggio d’azione che va dagli alloggi temporanei alle iniziative per sostenere la ripresa economica. L’obiettivo è intervenire su più fronti, in una fase in cui il territorio resta gravemente compromesso.

I dati delle Nazioni Unite aggiornati a ottobre 2025 descrivono infatti una situazione durissima: l’84% delle strutture risulta danneggiato o distrutto dagli attacchi israeliani. È questo il quadro di partenza su cui si innesta la proposta presentata dal Board of Peace per Gaza.


Le difficoltà politiche restano aperte

A chiedere sostegno per il progetto è stato Nickolay Mladenov, Alto Rappresentante per Gaza del Board of Peace. Nel suo intervento ha ammesso che il dialogo con Israele non è semplice, anche perché il confronto si svolge mentre nel Paese si avvicinano le elezioni.

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Mladenov, però, ha provato a tenere aperta la prospettiva di un avanzamento, sostenendo che, nonostante la complessità del quadro, i progressi non manchino. Sullo sfondo resta la posizione di Israele, che continua a indicare come prioritaria la rimozione delle minacce attribuite a Hamas.


Il ruolo del Board di Trump

Trump guida il Board of Peace, nato inizialmente con il compito di vigilare sul cessate il fuoco a Gaza e sulla successiva ricostruzione del territorio. La presentazione di New York si inserisce quindi in un percorso che intreccia emergenza umanitaria, assetto politico e sicurezza.

La cornice resta delicata: da un lato il piano economico e infrastrutturale, dall’altro il nodo della tenuta del quadro politico e militare. Proprio questa combinazione spiega perché l’annuncio sia stato accompagnato da una rete di interlocutori internazionali e da un confronto ancora tutto da consolidare.

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