Garlasco, il Dna sui pedali riapre il caso delle analisi del 2007
Marzio Capra contesta la lettura della difesa di Stasi sui dati del Ris e ricostruisce la sequenza degli esami genetici condotti sulla bicicletta.
La traccia genetica trovata sulla bicicletta di Alberto Stasi non fu, da sola, sufficiente a dimostrarne la responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi. Stasi venne assolto nei primi due gradi di giudizio, mentre la Cassazione attribuì a quel reperto un valore limitato nel quadro degli elementi che nel 2015 portarono alla condanna definitiva a 16 anni.
Il nodo è la sequenza degli esami
Secondo Marzio Capra, genetista della famiglia Poggi, la lettura dei file del Ris di Parma deve partire dalla data in cui le analisi furono eseguite, non da quella in cui i documenti vennero modificati. «Ciò che conta è la data di esecuzione», sostiene il consulente, riferendosi alla ricostruzione dei risultati ottenuti sui pedali della bicicletta Umberto Dei.
Un controllo successivo sul materiale prelevato il 10 settembre 2007 produsse un esito privo di un profilo utilizzabile. Quel tentativo, però, sarebbe stato registrato con il 20 settembre come data di modifica del file, creando l’impressione di un’analisi negativa svolta dopo la rilevazione del Dna di Chiara.
Capra respinge il doppio negativo
Il consulente dei Poggi nega che dopo l’identificazione del profilo della vittima siano comparsi due risultati negativi. A suo giudizio, il materiale consegnato alla Procura di Pavia non nasconde un esito incompatibile con quello positivo, ma documenta una diversa fase del lavoro di laboratorio.
Capra afferma che i risultati delle controanalisi erano già noti nel 2007 a tutte le parti e che furono riportati nella relazione predisposta dal Ris. La sua posizione è sintetizzata così: «Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo».
La tesi sostenuta dalla difesa
La difesa di Stasi interpreta diversamente quei dati. Nella consulenza richiamata dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, il test del 19 settembre avrebbe individuato la componente genetica di Chiara «oltre ogni ragionevole dubbio», mentre due verifiche del giorno successivo avrebbero avuto esito negativo.
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Secondo questa impostazione, il risultato sfavorevole sarebbe stato escluso dalla ricostruzione dell’indagine allora condotta a Vigevano. La difesa ritiene inoltre che quel dato avrebbe potuto offrire a Stasi un elemento utile già prima del fermo del 24 settembre 2007, provvedimento che non venne convalidato.
Cosa mostrano i campioni del Ris
La ricostruzione di Capra colloca il primo tentativo sul campione il 10 settembre, quando il materiale risultava ancora inibito. Gli specialisti del Ris avrebbero quindi impiegato nove giorni per trattarlo e renderlo analizzabile, prima di procedere alla nuova elaborazione del 19 settembre.
Durante quell’esame il sequenziatore ebbe un problema e nei dati grezzi comparve l’annotazione «campione evaporato». Il profilo ottenuto era incompleto, ma consentiva già di associare a Chiara Poggi 6 marcatori; poche ore più tardi, caricando il campione in doppio, il laboratorio ricavò due profili completi con 15 marcatori attribuiti alla vittima, come sottolinea Capra.
I file tornati al centro dell’indagine
Il confronto sulle date è tornato d’attualità dopo che, lo scorso novembre, il Ris di Parma ha trasmesso alla Procura di Pavia i dati grezzi delle analisi. Anche Carlo Previderè, consulente della Procura, avrebbe riconosciuto che il documento indicato dalla difesa come negativo il 20 settembre riguardava in realtà il tentativo effettuato sul campione del 10 settembre.
La nuova inchiesta riguarda il delitto commesso il 13 agosto 2007 e coinvolge anche la posizione di Andrea Sempio. Nella consulenza depositata alla prima chiusura del procedimento, Previderè ha messo per iscritto la distinzione tra data dell’analisi e data dell’ultima modifica del file: è proprio questa differenza ad alimentare l’attuale confronto tra le parti.
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