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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Gatti e stress, il dettaglio che fa la differenza nel rapporto col padrone

Uno studio dell’Università di Kyoto collega la vicinanza fisica tra felini e proprietari a maggiore vitalità e a una possibile riduzione dello stress.

Non è sufficiente condividere la casa con un gatto per ottenere un beneficio sull’umore. A fare la differenza, secondo una ricerca dell’Università di Kyoto pubblicata su iScience, sarebbe soprattutto la qualità del rapporto e il tempo trascorso a stretto contatto con l’animale.

Lo studio ha seguito per un mese 29 gatti e 19 proprietari. I felini indossavano al collare piccoli dispositivi Bluetooth, utilizzati per registrare la durata della vicinanza alle persone, mentre i padroni annotavano il proprio stato emotivo attraverso questionari.

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La vicinanza aumenta la vitalità

I proprietari che risultavano più spesso vicini fisicamente al proprio gatto mostravano livelli superiori di “vigore”, inteso come energia e vitalità. Il dato non è stato invece collegato agli anni trascorsi dall’inizio della convivenza con l’animale.

In modo meno intuitivo, una maggiore durata del possesso del gatto tendeva ad accompagnarsi a un aumento degli stati d’animo negativi. Il semplice fatto di avere un felino in casa, quindi, non sembrerebbe sufficiente a garantire un miglioramento del benessere psicologico.

«Forse non basta tenere un gatto per averne benefici: a contare è la qualità dell’interazione», ha spiegato Saho Takagi, prima autrice della ricerca. L’osservazione sposta l’attenzione dalla durata della convivenza al tipo di legame costruito ogni giorno.

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Ossitocina e cortisolo si muovono insieme

I ricercatori hanno esaminato anche alcuni indicatori biologici, concentrandosi sull’ossitocina, associata al legame e alla fiducia, e sul cortisolo, considerato un indicatore dello stress. L’obiettivo era capire se la relazione tra gatto e proprietario producesse segnali coordinati in entrambi.

Le misurazioni hanno evidenziato una forte sintonia: quando nell’animale i livelli di ossitocina erano elevati, anche quelli del proprietario tendevano a risultare più alti. Nelle stesse situazioni, il padrone presentava meno cortisolo e riferiva una minore presenza di emozioni negative.

Il risultato amplia un filone di studi finora sviluppato soprattutto sui cani. I gatti sono spesso descritti come animali indipendenti e poco inclini al contatto, ma i dati raccolti suggeriscono che, quando l’interazione è significativa, il legame possa riflettersi sul benessere di entrambi.

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