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Attualità 2 min di lettura53 min fa

Gasolio russo, l’avvertimento del Cremlino all’Europa: cosa c’è in gioco

Mosca rivendica forniture energetiche per 320,7 miliardi di dollari dall’inizio del conflitto e accusa le sanzioni europee di poter complicare i rapporti con Washington.

Il Cremlino avverte l’Unione europea: nuove restrizioni contro l’energia russa potrebbero complicare le intese tra Mosca e Washington. Dmitry Peskov ha collegato il rischio alle proteste europee per la decisione statunitense di autorizzare l’arrivo di gasolio russo sui mercati internazionali.

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Il monito del Cremlino a Bruxelles

Secondo il portavoce presidenziale russo, gli Stati europei restano tra i principali compratori di petrolio e derivati russi. «È certo che ciò potrebbe ostacolare gli accordi», ha affermato Peskov, spiegando che la Russia continuerà a mettere a disposizione del mercato mondiale prodotti considerati competitivi.

La contestazione europea riguarda proprio il via libera americano alle importazioni di gasolio proveniente dalla Russia. Mosca sostiene che un nuovo pacchetto di misure contro il settore energetico avrebbe effetti anche sul dialogo in corso con gli Stati Uniti.


Washington difende la scelta sul gasolio

La decisione statunitense è stata annunciata venerdì da Donald Trump insieme a un’intesa per rifornire i mercati di gasolio russo. L’obiettivo indicato è contribuire a frenare l’aumento dei prezzi dell’energia su scala globale.

Il giorno precedente Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, aveva attaccato la posizione europea. Il ministro ha accusato alcuni governi del continente di continuare a sostenere economicamente Vladimir Putin attraverso gli acquisti energetici, pur contestando agli Stati Uniti la possibilità di beneficiare di prezzi più bassi per il gasolio.

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Mosca quantifica le forniture

Nel bilancio diffuso dal vicepremier russo Alexander Novak, il valore delle risorse energetiche vendute ai Paesi dell’Unione europea dal 2022 ammonta a 320,7 miliardi di dollari, pari a circa 286 miliardi di euro. Il dato comprende le forniture realizzate dall’inizio della guerra fino a oggi.

Novak ha precisato che nei primi nove mesi del 2026 gli acquisti europei di idrocarburi russi hanno raggiunto 21,3 miliardi di dollari, circa 19 miliardi di euro. «Nonostante le limitazioni previste dalle sanzioni, continuiamo a consegnare risorse energetiche nei comparti coperti da deroghe», ha dichiarato in televisione.


Le deroghe lasciano aperti alcuni canali

Dall’avvio dell’offensiva russa su larga scala in Ucraina, l’Unione europea ha introdotto numerose misure punitive contro Mosca. Non tutti i flussi, però, sono stati interrotti: la Francia continua ad acquistare soprattutto gas naturale liquefatto russo, mentre Slovacchia e Ungheria possono ancora ricevere petrolio attraverso gli oleodotti grazie a specifiche esenzioni.

La cifra comunicata dal governo russo non include gli idrocarburi che arrivano in Europa dopo essere stati lavorati in Paesi terzi. India e Turchia rappresentano alcuni dei principali snodi di questo percorso, mentre anche la Cina ha incrementato in modo consistente le importazioni di greggio russo a partire dal 2022.

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