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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Gasolio, finisce il doppio scudo: cosa può succedere ai prezzi

Scadono insieme il tetto introdotto da Eni e la riduzione fiscale di 6,1 centesimi, mentre il nuovo sistema di sconti resta ancora fermo

Per gli automobilisti il 6 ottobre segna la fine di due misure che avevano attenuato il caro carburanti. Il limite di 2,19 euro al litro imposto da Eni sul gasolio non è più garantito e termina anche lo sconto fiscale di 6,1 centesimi. Il nuovo meccanismo delle accise mobili, annunciato dal governo, non è invece ancora operativo.


Il gasolio perde i due argini

Il tetto di Eni era stato presentato il 25 settembre con una validità di 30 giorni. Per la benzina il prezzo massimo era stato fissato a 1,99 euro al litro, mentre per il diesel il riferimento era 2,19 euro. Con la scadenza, i distributori non sono più tenuti a rispettare quei valori nell'ambito dell'iniziativa del gruppo.

Nello stesso periodo è terminata la riduzione fiscale finanziata attraverso tagli ai bilanci dei ministeri. Il progetto delle accise mobili dovrebbe funzionare in modo diverso dai precedenti sconti generalizzati: le risorse arriverebbero dall'extragettito Iva prodotto dall'aumento del costo del greggio, evitando così un impatto diretto sul deficit pubblico.


Sconti disomogenei tra i distributori

L'effetto delle iniziative dei grandi operatori si è visto nelle medie nazionali. Tra il 27 settembre e il 5 ottobre, la benzina in modalità self-service sulle strade ordinarie è passata da 2,159 a 2,048 euro al litro; nello stesso intervallo il gasolio è sceso da 2,377 a 2,242 euro. La diminuzione, però, non ha riguardato tutti gli impianti nella stessa misura.

Il 3 ottobre soltanto il 51,7% dei distributori vendeva benzina a meno di 2 euro al litro. Per il gasolio, la quota degli impianti sotto 2,20 euro si fermava al 52,2%. In tutto, circa 10.400 stazioni avevano adottato il limite, contro una rete nazionale composta da circa 20.140 distributori.

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Dopo Eni, anche Socar, società che controlla Ip, aveva annunciato una riduzione a partire dal 27 settembre. In seguito si erano aggiunte Q8 e Tamoil. Le cosiddette pompe bianche hanno tuttavia segnalato difficoltà nel seguire la stessa linea, perché i piccoli gestori non possono contare sui volumi dei grandi gruppi per sostenere gli sconti.


Accise mobili ancora da definire

Il governo punta a sostituire i tagli indistinti con interventi rivolti soprattutto alle fasce più esposte all'aumento dei carburanti. Tra i possibili destinatari figurano le famiglie a basso reddito e gli autotrasportatori, ma sul disegno delle misure mirate non è stato ancora trovato un accordo politico.

Il decreto interministeriale dovrà chiarire quali carburanti saranno coinvolti, quanto varrà la riduzione e per quale periodo verrà applicata. Nel frattempo, la scadenza del tetto di Eni lascia il mercato in una fase di incertezza, proprio mentre resta aperta la questione di come contenere i prezzi alla pompa.

Per giovedì 8 ottobre è stato convocato un incontro con le società di raffinazione attive in Italia. Saranno presenti Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso: sul tavolo ci sarà la possibilità di aumentare la produzione e individuare margini per ridurre il costo dei carburanti.

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