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Attualità 4 min di lettura55 min fa

Gasolio agricolo, i 45 centesimi restano sulla carta: chi rischia di perderci

Il decreto assegna 60 milioni alle imprese agricole, ma limiti di spesa, consumi elevati e burocrazia possono ridurre sensibilmente l’aiuto effettivo.

Per molte aziende agricole lo sconto annunciato sul gasolio potrebbe rivelarsi molto più basso dei 45 centesimi al litro promessi dal governo. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri mette a disposizione 60 milioni di euro, ma stabilisce un tetto sui consumi agevolabili e impone condizioni che rischiano di restringere la platea dei beneficiari.

L’intervento riguarda il carburante acquistato tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026, proprio nella fase dell’anno in cui raccolti, lavorazioni dei terreni e irrigazione richiedono il maggiore impiego di mezzi agricoli. Nel frattempo, il provvedimento non interviene sul problema più ampio denunciato da anni dal settore: costi produttivi in aumento e prezzi riconosciuti agli agricoltori spesso troppo bassi per coprire le spese.

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Il tetto sui litri riduce lo sconto

Giorgia Meloni ha presentato la misura come un contributo a fondo perduto capace di tradursi in un beneficio “fino a 45 centesimi al litro” per oltre 120 milioni di litri. Il dato, però, rappresenta il limite massimo teorico: i 60 milioni stanziati possono coprire complessivamente circa 121 milioni di litri di gasolio.

Se le domande delle aziende supereranno quella quantità, l’importo destinato a ciascun litro dovrà essere ridotto. Non è quindi ancora possibile sapere quale sarà il contributo effettivo per ogni impresa, né quanti operatori riusciranno a ottenere l’intero importo indicato dal governo.

Il periodo scelto coincide inoltre con il picco stagionale dei consumi. In Italia il comparto utilizza ogni anno tra 2,2 e 2,5 miliardi di litri di gasolio agricolo; nei quattro mesi e mezzo coperti dal decreto, il fabbisogno complessivo supera ampiamente il miliardo di litri.


Per le aziende piccole il vantaggio cala

A complicare ulteriormente il quadro c’è il limite fissato al 20% della spesa riconosciuta. Per ottenere un sostegno pari a 45 centesimi al litro, il carburante avrebbe dovuto costare 2,25 euro al litro. Gli agricoltori italiani, anche durante i rincari, lo hanno invece pagato generalmente tra 1,50 e 1,70 euro: con una spesa di 1,50 euro, il 20% equivale a 30 centesimi.

La differenza tra aziende grandi e piccole può diventare decisiva. Una realtà con molti ettari, macchinari pesanti e numerosi trattori può accumulare un beneficio consistente anche con uno sconto inferiore al massimo annunciato. Per chi consuma soltanto poche centinaia o alcune migliaia di litri, invece, il risparmio complessivo rischia di essere modesto.

Anche la finestra temporale può penalizzare le imprese in difficoltà finanziaria. Chi ha già ridotto le lavorazioni o acquistato soltanto il carburante indispensabile finirà per chiedere un rimborso su quantità limitate, ricevendo una somma molto distante dall’impatto evocato nelle dichiarazioni pubbliche.

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Domande e procedure restano decisive

La gestione della misura spetterà ad Agea. L’agenzia avrà cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto per definire le modalità di presentazione delle richieste; i pagamenti diretti dovrebbero arrivare entro i successivi trenta giorni. L’effettiva rapidità dipenderà quindi dalle istruzioni operative e dalla capacità dei sistemi telematici di sostenere il flusso delle pratiche.

I Centri di assistenza agricola dovranno raccogliere e trasmettere la documentazione, comprese le fatture. Le aziende più piccole, soprattutto quelle senza procedure di acquisto facilmente tracciabili o senza una struttura amministrativa adeguata, potrebbero incontrare maggiori difficoltà nel rispettare i termini e nel dimostrare le spese sostenute.

Confagricoltura Emilia-Romagna ha segnalato che il periodo scelto comprende raccolta dei cereali, preparazione dei terreni, colture estive e semine autunnali. A queste attività si aggiunge l’irrigazione, resa più intensa dalla siccità e dalle temperature molto elevate registrate in Emilia-Romagna e in altre zone del Paese. Secondo l’organizzazione, esiste “una distanza significativa tra le risorse disponibili e il fabbisogno delle imprese”.

La stessa associazione ha richiamato i precedenti dei crediti d’imposta, quando finestre troppo brevi e vincoli sull’utilizzo hanno ridotto l’efficacia degli aiuti. Per il credito d’imposta sul carburante agricolo riconosciuto nel 2026, inoltre, la compensazione deve essere utilizzata entro il 31 dicembre: chi non avrà sufficienti debiti fiscali o contributivi potrebbe non riuscire a sfruttarla pienamente.

Coldiretti considera comunque il provvedimento un segnale di attenzione verso un comparto strategico e giudica le risorse un sostegno importante per le imprese. Il ministro Francesco Lollobrigida, parlando delle proteste legate al caro carburante, ha sostenuto che “studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene” non debbano essere utilizzati per iniziative illegali, richiamando la tenuta sociale ed economica del Paese.

Resta però irrisolto il problema strutturale della filiera. Il decreto interviene soltanto su una parte dei costi e non colma lo squilibrio tra le spese sostenute dai produttori e i prezzi con cui i loro beni vengono remunerati, una difficoltà presente già prima degli ultimi conflitti e aggravata dall’aumento di carburanti, fertilizzanti e altri fattori produttivi.

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