Gas, l’Italia è avanti ma l’inverno resta caro: cosa chiede Bruxelles
Le scorte italiane sono all’86,3%, mentre l’Unione europea teme nuovi rincari e invita i governi a contenere la domanda di energia.
L’Italia arriva alla fase decisiva per il riempimento degli stoccaggi di gas con una posizione più solida rispetto alla media europea: le riserve nazionali hanno raggiunto l’86,3% e l’obiettivo del 90% appare alla portata. Il problema, però, non è soltanto avere abbastanza combustibile per affrontare i mesi freddi, ma riuscire a comprarlo a prezzi sostenibili.
La crisi in Medio Oriente ha già prodotto, secondo Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia, oltre 100 miliardi di euro di spese energetiche aggiuntive per i Paesi dell’Unione. Una cifra che, ha sottolineato il commissario a margine del Consiglio Ue di Dublino, non si è tradotta in una maggiore disponibilità di gas o petrolio.
Le scorte bastano, il nodo sono i prezzi
Jorgensen ha descritto il prossimo inverno come una fase complessa soprattutto sul piano economico. «Ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà impegnativo», ha avvertito, spiegando che il rischio principale non riguarda necessariamente l’assenza di forniture, bensì il loro costo: le quotazioni, ha ammesso, «saranno molto alti».
I dati di Gas Infrastructure Europe indicano che gli stoccaggi dell’Unione sono pieni per circa il 70%, con un livello inferiore di 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Alcuni Paesi, tra cui la Germania, hanno rallentato il riempimento proprio per il peso delle quotazioni. L’Italia costituisce invece un’eccezione positiva e, a un mese dalla conclusione della campagna, punta a centrare senza particolari difficoltà il traguardo del 90%.
Bruxelles spinge sui consumi
Per limitare l’impatto della disponibilità ridotta sui mercati internazionali, la Commissione europea ha chiesto ai governi di intervenire sulla domanda. In una lettera inviata ai ministri dell’Energia, compreso Gilberto Pichetto Fratin, Jorgensen ha sollecitato misure capaci di ridurre l’uso di gas ed elettricità per tutto il periodo necessario.
Tra le ipotesi indicate figurano una gestione più contenuta del riscaldamento negli edifici pubblici e la disattivazione dell’illuminazione non indispensabile. Secondo Bruxelles, una contrazione dei consumi potrebbe contribuire a frenare i rincari qualora le tensioni in Medio Oriente continuassero a comprimere l’offerta mondiale. Il commissario ha comunque ricordato che l’Europa è oggi più preparata rispetto all’inverno del 2021, segnato dal drastico taglio delle forniture russe.
Roma prepara il dossier sull’energia
La questione dei costi dovrebbe tornare al centro del Consiglio europeo di ottobre. In quella sede l’Italia potrebbe riproporre la richiesta di modificare l’Ets, il sistema europeo per la tassazione delle emissioni di carbonio, che Palazzo Chigi considera un fattore capace di aumentare artificialmente i prezzi e penalizzare la concorrenza delle imprese europee.
Da Bruxelles è arrivata anche l’apertura su un altro dossier caro al governo italiano: il regolamento sul metano. Jorgensen ha spiegato che l’applicazione delle norme sulle importazioni sta incontrando ostacoli e che, dopo il confronto con la maggior parte dei Paesi dell’Unione, è stata avviata una valutazione sull’ipotesi di rinviare l’entrata in vigore delle misure più restrittive.
Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente, ha ribadito da Dublino la posizione italiana: «Non possiamo permetterci regole che restringono l’accesso a fornitori affidabili proprio ora che la sicurezza degli approvvigionamenti è, più che mai, una priorità strategica». Intanto la presidente del Consiglio e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno raggiunto Praga per mettere a punto con la Repubblica Ceca proposte comuni contro il caro energia da presentare al vertice di ottobre.
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