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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, Sollecito rompe il silenzio: «Stasi è innocente

L’ex imputato per il delitto Kercher mette a confronto i due procedimenti e chiede piena trasparenza sui dati delle analisi svolte nel caso Poggi.

La vicenda giudiziaria di Garlasco richiama alla memoria di Raffaele Sollecito il procedimento per la morte di Meredith Kercher. L’ingegnere, assolto in via definitiva dopo aver trascorso quasi quattro anni in carcere, sostiene che nel caso di Alberto Stasi manchino riscontri oggettivi e invita a rendere accessibili tutti gli elementi tecnici dell’inchiesta.


Sollecito: «Stasi è innocente»

Secondo Sollecito, l’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi sarebbe stato giudicato sulla base di una ricostruzione priva di prove concrete. «Alberto Stasi è innocente, senza alcun dubbio», afferma, prendendo posizione anche alla luce delle nuove acquisizioni relative alle analisi sui pedali della sua bicicletta.

Nel 2007 due esami avrebbero dato esito negativo, ma i relativi risultati non sarebbero confluiti nel fascicolo processuale. I dati sarebbero stati ritrovati soltanto nel 2025, all’interno dei materiali grezzi delle analisi. Sollecito precisa di non poter stabilire cosa sia accaduto nel laboratorio, ma considera essenziale chiarire ogni passaggio.


Il confronto con il caso Kercher

Il parallelismo con il proprio processo nasce, a suo giudizio, dal modo in cui alcuni elementi tecnici sarebbero stati valutati. «Quello che so è cosa significa stare dentro un processo dove ciò che non torna non entra nel fascicolo», spiega, riferendosi alle informazioni rimaste fuori dagli atti dell’indagine pavese.

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Nel procedimento per la morte di Meredith Kercher, Sollecito richiama il reperto indicato come possibile arma del delitto. Su quel coltello, racconta, era stata rilevata una traccia talmente esigua da non poter essere quantificata dallo strumento; il segnale venne amplificato una sola volta e la soglia di lettura fu abbassata. La Cassazione definì il dato di “esigua entità” e non ripetibile, prima dell’assoluzione definitiva.


Il monito sul processo mediatico

Sollecito chiede ora che i dati grezzi e i registri tecnici di ogni analisi vengano depositati e messi a disposizione di tutte le parti. Non parla di rivalsa personale: «Non cerco vendetta. Chiedo che ognuno si assuma pubblicamente le proprie responsabilità».

Quanto ad Andrea Sempio, coinvolto negli sviluppi dell’inchiesta, preferisce non formulare giudizi. Il rischio, osserva, è che il dibattito pubblico sostituisca ancora una volta quello nelle aule di giustizia: il processo mediatico, sottolinea, è già stato affrontato da troppe persone.

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