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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, la richiesta dei Poggi dopo 19 anni: «Chiara riposi in pace

Giuseppe e Rita Poggi tornano a parlare del caso in televisione e confermano che accetteranno qualsiasi esito emerga dalla nuova indagine

A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, i suoi genitori chiedono che il caso arrivi finalmente a una conclusione. Giuseppe e Rita sono intervenuti a Verissimo, su Canale 5, per riportare l’attenzione sulla figlia e ribadire il desiderio di vederla ricordata al di là delle continue discussioni giudiziarie e televisive.


La famiglia chiede una parola definitiva

Secondo i genitori, nell’ultimo anno e mezzo il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sugli aspetti spettacolari dell’inchiesta. Rita e Giuseppe hanno spiegato di essere rimasti lontani dalle trasmissioni proprio per non interferire con il lavoro degli investigatori, ma hanno scelto di parlare ora perché il nome e la storia di Chiara sarebbero finiti troppo spesso in secondo piano.

La famiglia non cerca nuove esposizioni mediatiche, bensì la chiusura della vicenda. «Dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace», hanno affermato, esprimendo l’auspicio che il lungo percorso giudiziario possa raggiungere un esito conclusivo.


I Poggi non cambiano posizione

Al centro dell’intervista è tornato anche il tema della nuova indagine sul delitto di Garlasco, che coinvolge Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. I genitori hanno chiarito che l’apertura di un fascicolo non basta, da sola, a modificare la loro convinzione maturata dopo anni di processi.

Giuseppe e Rita continuano infatti a considerare Alberto Stasi il responsabile riconosciuto dalle sentenze definitive. «Per noi la colpevolezza è quella stabilita dalla giustizia italiana», ha spiegato la famiglia, precisando però che un’eventuale decisione diversa della magistratura verrebbe accettata.

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Cinque processi in otto anni

Nel ricostruire la lunga vicenda processuale, Giuseppe Poggi ha ricordato che la famiglia ha affrontato cinque procedimenti nell’arco di otto anni. Un percorso complesso, ha sottolineato, che non li porta a rifiutare a priori eventuali nuovi elementi, ma nemmeno a cambiare idea soltanto perché una procura ha avviato ulteriori accertamenti.

La posizione dei genitori resta quindi legata alle decisioni dei giudici. Se l’attuale attività investigativa dovesse condurre a un’altra responsabilità, i Poggi hanno assicurato che ne prenderebbero atto, riconoscendo alla magistratura l’ultima parola sul caso.


Il risarcimento resta sul conto

Durante l’intervista si è parlato anche delle somme versate da Stasi a titolo di risarcimento. Giuseppe Poggi ha riferito che il denaro confluisce in un conto corrente intestato ai tre componenti della famiglia e che l’importo corrisponde ai due quinti dello stipendio percepito dall’ex studente attraverso il lavoro.

Le somme, ha precisato il padre di Chiara, non sono state utilizzate e si trovano ancora sul conto. Nel caso in cui la posizione giudiziaria di Stasi dovesse essere modificata, la famiglia non avrebbe difficoltà a restituire quanto ricevuto.

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