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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Garlasco, il test che riapre il caso Stasi: dubbi sul Dna

Due verifiche del Ris di Parma avrebbero escluso il profilo genetico di Chiara Poggi dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi

Due verifiche scientifiche condotte nel 2007 avrebbero dato esito negativo sul campione prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Il dato, rimasto fuori dalla documentazione trasmessa all’epoca agli inquirenti, riapre interrogativi su uno degli elementi utilizzati per sostenere l’accusa contro l’ex studente bocconiano.


Il risultato rimasto fuori dagli atti

La nuova ricostruzione è emersa durante l’inchiesta della procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Nel novembre 2025 i magistrati hanno acquisito dal Ris di Parma i dati originali degli esami svolti dopo il delitto, compresi quelli relativi al reperto identificato con la sigla “bu_p”.

Dall’analisi dei documenti sono emerse due controverifiche effettuate il 20 settembre 2007, il giorno successivo al primo esame. Entrambe, secondo quanto ricostruito, non avrebbero rilevato il Dna di Chiara Poggi. I risultati sono stati individuati sia dai consulenti della difesa di Stasi sia dagli esperti incaricati dalla procura, dopo il deposito dell’intero fascicolo alle parti.


Quel profilo fu decisivo per il fermo

La relazione inviata alla procura di Vigevano il 24 settembre 2007 non avrebbe però riportato quelle conclusioni negative. Al contrario, il documento attribuito al Ris, allora guidato da Luciano Garofano e firmato dal capitano Alberto Marino, indicava sui pedali un profilo genetico ritenuto riconducibile alla vittima.

Quattro giorni dopo, la pm Rosa Muscio dispose il fermo di Stasi, poi annullato dal gip. Nel provvedimento si leggeva che la “successiva fase di caratterizzazione molecolare” aveva prodotto un risultato associabile a Chiara “al di là di ogni ragionevole dubbio”. La presenza del materiale genetico su entrambi i pedali veniva considerata un indizio centrale per sostenere che Stasi avesse attraversato il sangue della ragazza e avesse fornito una versione non veritiera sul ritrovamento del corpo.

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L’anomalia nella sequenza degli esami

Le nuove verifiche hanno riportato l’attenzione anche sulla procedura seguita nel 2007. Il primo test non avrebbe evidenziato tracce della vittima; soltanto dopo un trattamento di “purificazione” del campione sarebbe comparso un quantitativo di Dna indicato in 2,78 nanogrammo per microlitro.

Quel valore è stato ritenuto anomalo perché identico a quello rilevato sul cucchiaino usato da Chiara Poggi durante la colazione. La coincidenza ha alimentato l’ipotesi di un possibile scambio involontario delle provette, almeno nella fase iniziale degli accertamenti. Nel frattempo, il confronto processuale si era concentrato soprattutto sulla natura del materiale, senza mettere in discussione l’esistenza del profilo genetico sui pedali.


Nuovi dubbi sulla condanna

Le controanalisi, rimaste per anni fuori dalla disponibilità della difesa, potrebbero ora incidere sulla valutazione della condanna definitiva a 16 anni inflitta a Stasi, che ha trascorso 11 anni in carcere e si trova oggi in semilibertà. La documentazione è stata esaminata nell’ambito delle indagini coordinate da Fabio Napoleone e condotte anche dal nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, guidato da Antonio Coppola.

Luciano Garofano, convocato nuovamente a Pavia insieme ad altri militari del Ris, era stato consulente di Sempio dal 2016 e volto televisivo del caso fino al passo indietro del settembre 2025. Alla luce dei nuovi elementi, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sta valutando l’eventuale richiesta di revisione del processo.

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