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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il dossier fantasma che ha pesato sul caso Stasi

Una relazione senza incarico ufficiale riemerge dagli archivi del Ris: giudizi psicologici e appunti investigativi finirono per alimentare l’immagine del sospettato freddo e manipolatore.

La nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi sta seguendo procedure formalizzate che segnano una distanza netta rispetto a quanto sarebbe accaduto nel 2007. La consulenza criminologica affidata al colonnello Anna Bonifazi del Racis di Roma è stata disposta con una delega ufficiale e, per effetto delle norme processuali, non entrerà nel fascicolo destinato al dibattimento.

Anche gli accertamenti psichiatrici previsti per Andrea Sempio hanno seguito un iter preciso: il professor Roberto Catanesi ha interrotto l’attività non appena l’indagato ha deciso di non sottoporsi al colloquio.


Le ombre sulla vecchia indagine

Il ritrovamento di un documento riservato riporta l’attenzione sulle modalità con cui, quasi vent’anni fa, vennero raccolte e utilizzate alcune valutazioni su Alberto Stasi. La relazione, rimasta fuori dagli atti processuali, potrebbe aver contribuito a consolidare nell’ambiente investigativo e nel dibattito pubblico il ritratto di un giovane privo di emozioni.

Il dossier si aggiunge ad altri elementi controversi emersi intorno alla prima fase dell’indagine, tra cui le tracce ematiche non rilevate sui pedali della bicicletta di Stasi e mai inserite in alcun fascicolo. Alessandra Bramante ha negato di avere prodotto quel profilo: «Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma».


Il fascicolo riemerso a Parma

La documentazione è stata individuata dalla Procura di Pavia durante l’acquisizione degli archivi originali del Ris di Parma, attività disposta dal procuratore aggiunto Stefano Civardi per riesaminare le criticità investigative legate all’omicidio. Si tratta di 13 pagine dattiloscritte, prive di data e di firma autografa, compilate su carta intestata della criminologa e recanti il titolo «Valutazione psicologica».

La presenza del testo negli archivi dell’Arma crea anche un problema formale. Nei documenti consultati non compare infatti una nomina della Procura di Vigevano, né risultano comunicazioni ufficiali tra l’allora comandante del Ris, Luciano Garofano, e Bramante, oggi conosciuta anche per avere assistito la difesa di Alessia Pifferi.


Interrogatori sotto esame

L’analisi prende in considerazione tre dichiarazioni rese da Stasi nell’agosto 2007: gli incontri del 13 e del 17 agosto e la presentazione spontanea del 22 agosto. All’epoca quei verbali erano coperti dal segreto istruttorio e furono raccolti quando Stasi era ancora una persona informata sui fatti o era stato iscritto da poco nel registro degli indagati.

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Proprio l’accesso a quegli atti resta uno dei punti da chiarire. La relazione non risulta richiesta dal pubblico ministero Rosa Muscio e non è mai stata depositata in un procedimento, ma contiene un esame dettagliato delle parole pronunciate da Stasi, con osservazioni che vanno oltre una semplice lettura psicologica.


Un ritratto costruito a margine

Il documento mette a confronto le deposizioni attraverso tabelle e annotazioni grafiche. In alcuni passaggi vengono suggeriti controlli sulle attività dichiarate da Stasi nella mattina del delitto, sull’apertura di documenti informatici e sulle telefonate effettuate da diverse utenze.

Altri appunti contestano la ricostruzione dell’ingresso nella villetta di via Pascoli e del ritrovamento del corpo di Chiara. Le note si concentrano sul sangue che Stasi avrebbe dovuto vedere o calpestare, sull’assenza di tracce sui suoi abiti e sulla possibilità di distinguere il volto della vittima dopo avere disceso soltanto pochi gradini.

Nella parte conclusiva, intitolata «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)», compaiono 17 caratteristiche attribuite all’indagato. Il testo parla di freddezza, controllo e narcisismo, descrivendo Stasi come calcolatore e manipolatore; vengono inoltre richiamate le contraddizioni tra le diverse versioni e la ripetizione meccanica di alcune risposte.

La valutazione arriva anche a definire estremo il distacco mostrato verso Chiara, indicata ai soccorritori come «una ragazza morta» invece che come la fidanzata. La relazione formula infine considerazioni sulla vita intima della coppia, descritta come ambivalente, e cita alcuni regali personali, tra cui completini intimi e un vibratore, accostandoli alla presunta scarsa centralità del sesso nel rapporto.

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