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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Garlasco, il doppio esito zero che può cambiare il destino di Stasi

Le nuove verifiche sui pedali della bicicletta riaprono il tema della condanna e spingono la difesa verso la revisione del processo.

La condanna di Alberto Stasi potrebbe essere rimessa in discussione da un elemento emerso anni dopo i fatti: le nuove analisi sui pedali della bicicletta avrebbero dato entrambe risultato nullo. I suoi legali stanno preparando il ricorso per la revisione e anche la Procura generale di Milano valuta un’iniziativa autonoma.

Stasi, condannato a 16 anni e da giugno in affidamento in prova, potrebbe così tornare al centro di un procedimento destinato a verificare uno dei principali elementi utilizzati contro di lui. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un delitto senza un responsabile giudiziariamente accertato.


La revisione torna al centro

Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Stasi, stanno completando l’istanza da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. La richiesta si fonda sulla rilevanza delle verifiche effettuate dal Ris sui pedali della bicicletta Umberto Dei appartenuta all’ex studente della Bocconi.

La possibile iniziativa della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni potrebbe precedere quella della difesa. L’eventuale revisione metterebbe in discussione anche la ricostruzione dello scambio dei pedali elaborata nel processo d’Appello bis, che aveva contribuito a sostenere la condanna.


Gli investigatori cercano responsabilità

L’inchiesta della Procura di Pavia punta a chiarire perché gli esiti delle contro-analisi non siano stati inseriti nei documenti trasmessi ai magistrati e ai collegi giudicanti. I pm Civardi, De Stefano e Rizza stanno cercando di stabilire chi conoscesse quei risultati e chi ne avesse deciso l’esclusione.

Nei giorni scorsi sono stati ascoltati l’attuale tenente colonnello Alberto Marino, Giorgio Portera e l’ex generale Luciano Garofano, che all’epoca comandava il Ris di Parma. Garofano non eseguì direttamente gli esami sui pedali, ma firmò la relazione preliminare del 24 settembre 2007, quella che precedette il fermo di Stasi. Gli inquirenti devono ora verificare eventuali responsabilità penali legate alla mancata comunicazione dei dati.


Sui pedali nessuna traccia confermata

Dai file originari e non modificabili prodotti dagli strumenti di laboratorio risulta che sui pedali non vennero confermati sangue, saliva o Dna riconducibile a Chiara Poggi. La documentazione è stata consegnata dal Ris alla Procura di Pavia soltanto il 6 novembre 2025, dopo anni di richieste rimaste senza risposta da parte delle difese.

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Le conclusioni dei consulenti della difesa, Pasquale Linarello e Ugo Ricci, coincidono su questo punto con quelle degli esperti incaricati dalla Procura, Pierangela Grignani e Carlo Previderè. La lettura congiunta dei dati descrive una sequenza di analisi e attribuzioni che ora viene esaminata per accertare se ci siano state alterazioni o omissioni.


La sequenza delle analisi

Il 10 settembre 2007 i controlli con luminol e combur test sulla bicicletta non rilevarono elementi utili. Il 17 settembre, dopo una prima quantificazione pari a zero, comparve invece un profilo attribuito a Chiara Poggi: 2,78 nanogrammi per microlitro e 16 marcatori coincidenti su 16.

Quel risultato fu registrato dall’utenza informatica “port”, identificata in Giorgio Portera, e non dal capitano Alberto Marino, che seguiva le operazioni sui pedali. Una situazione analoga era già emersa per il reperto 29, il cucchiaino usato da Chiara durante la colazione, dove il profilo era stato ricostruito attraverso «un’assegnazione manuale e arbitraria delle chiamate alleliche».

Il 20 settembre Marino ripeté l’esame con due corse elettroforetiche separate. In entrambi i casi il valore tornò a zero. Secondo gli accertamenti, quei risultati non furono allegati al fascicolo e non vennero quindi portati all’attenzione della pm Rosa Muscio, dei giudici o delle difese.


La Procura chiude le indagini

La Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, ha interrogato Garofano e gli ufficiali coinvolti nell’attività dell’epoca. Gli accertamenti riguardano la possibile omissione dei risultati e il loro peso nella vicenda processuale iniziata dopo l’omicidio del 13 settembre 2007.

La chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio è stata disposta per la seconda volta. Il procedimento resta così concentrato sull’individuazione delle responsabilità relative alla gestione dei dati di laboratorio, mentre per Stasi la scoperta delle due contro-analisi negative rappresenta il principale elemento alla base della nuova richiesta di revisione.

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