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Attualità 4 min di lettura19 ore fa

Garlasco, il Dna della bici e i test negativi: il caso torna in procura

I dati grezzi consegnati nel 2025 riaprono interrogativi sulle analisi del Ris e sul profilo genetico attribuito a Chiara Poggi.

Due risultati negativi, registrati il 20 settembre 2007, non sarebbero stati riportati nella comunicazione inviata alla procura insieme al primo esito positivo sul Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. È questo il punto che alimenta i nuovi accertamenti della procura di Pavia, ora impegnata a verificare se vi siano state omissioni o alterazioni nella gestione delle analisi.

Nel fascicolo, al momento aperto contro ignoti, sono già comparsi alcuni militari che lavorarono agli esami e Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma. L’ipotesi di un’indagine per depistaggio resta sul tavolo, mentre il generale respinge ogni sospetto e nega che i dati siano stati manipolati o tenuti nascosti.


Garofano respinge ogni sospetto

Garofano è stato ascoltato dai pm Stefano Civardi e Giuliana Rizza sul suo coinvolgimento nelle verifiche genetiche. Ha spiegato di non essere stato il diretto responsabile degli accertamenti, anche se la sua firma compare sulla relazione preliminare relativa ai risultati ottenuti dal laboratorio.

Il generale ha escluso con fermezza qualsiasi irregolarità: «Escludo categoricamente qualsiasi manipolazione, non era e non è nel nostro costume. Metto la mano sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori». Secondo la sua ricostruzione, le attività si sarebbero svolte regolarmente e con la partecipazione dei consulenti delle parti.

Garofano ha inoltre contestato l’idea che i carabinieri avessero interesse a occultare un esito favorevole alla posizione di Stasi. Ha ricordato che, a suo dire, gli accertamenti si svolsero in un contesto di collaborazione con la procura di Vigevano e ha precisato di non sapere che i tecnici coinvolti siano indagati.


Il nodo dei risultati discordanti

I nuovi elementi riguardano il reperto indicato come “campione bu_p”, cioè il materiale prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei appartenuta ad Alberto Stasi. Il 19 settembre 2007 il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi venne quantificato in 2,78 nanogrammi per microlitro e risultò compatibile su 16 marcatori su 16.

Il giorno successivo, però, alle 17.57, due prove consecutive avrebbero dato esito negativo. Quei risultati non furono trasmessi al pubblico ministero Rosa Muscio insieme al primo dato positivo, secondo la ricostruzione ora esaminata dagli inquirenti. Il materiale originale delle analisi, i cosiddetti dati grezzi, è stato consegnato dal Ris di Parma alla procura di Pavia soltanto il 6 novembre 2025.

L’accesso ai dati ha fatto emergere anche una coincidenza numerica tra il valore 2,78 relativo ai pedali e quello associato al reperto 29, il cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi durante l’ultima colazione. Da qui è nata la possibilità che alcuni reperti siano stati scambiati o attribuiti in modo non corretto, compresa l’assegnazione del profilo genetico sul cucchiaino, descritta dai consulenti come manuale e priva di adeguata giustificazione.

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Dalla bici al fermo di Stasi

All’epoca, la presenza del Dna di Poggi sui pedali venne considerata un elemento decisivo contro Stasi. Quel risultato sembrava suggerire che l’allora fidanzato della vittima fosse entrato nella casa di via Pascoli con le scarpe sporche di sangue e che in seguito avesse fatto sparire quelle calzature, lasciando agli investigatori un altro paio.

Il ritrovamento del profilo genetico contribuì al fermo di Stasi, eseguito il 24 settembre 2007. La nuova ricostruzione sostiene però che, quattro giorni prima, nel laboratorio del Ris di Parma il test sui pedali fosse stato ripetuto due volte senza che gli esiti negativi venissero inseriti nella documentazione trasmessa agli inquirenti.

A sollevare dubbi sulla lettura originaria sono state inizialmente le verifiche richieste dalla difesa di Stasi ai genetisti Ricci e Linarello. In seguito, la procura di Pavia ha acquisito le valutazioni critiche del professor Carlo Previderè e della dottoressa Pierangela Grignani.


Gli accertamenti della procura

Nei giorni scorsi i pm pavesi, insieme ai carabinieri guidati dal colonnello Antonio Coppola, hanno sentito alcuni degli specialisti del Ris che parteciparono alle analisi. Tra loro figurano Alberto Marino, che all’epoca lavorava ancora a Parma, e Giorgio Portera, identificato dagli investigatori come l’utente indicato nei documenti con il nome “Portera”. Portera era al Ris tra il 2005 e il 2009 e oggi svolge attività di esperto televisivo.

Gli esami sui reperti furono classificati come accertamenti tecnici non ripetibili. I verbali acquisiti dalla procura, tuttavia, indicherebbero che in quelle occasioni non erano presenti i consulenti delle parti, circostanza che contrasta con la versione fornita da Garofano.

L’inchiesta dovrà ora stabilire perché i due esiti negativi non siano comparsi nella comunicazione iniziale, se il dato attribuito a Poggi sia stato correttamente associato ai pedali e se vi siano state responsabilità individuali nella gestione dei reperti. Garofano ha definito l’ipotesi di atti occultati «fantascienza» e ha ribadito di escludere «qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti».

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