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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Garavaglia sfida Salvini: «La Lega non è estrema destra»

Il presidente della commissione Finanze del Senato annuncia la candidatura alla segreteria e propone una svolta liberale, più ascolto del territorio e il modello Maroni per Milano.

Massimo Garavaglia ha deciso di contendere a Matteo Salvini la guida della Lega. Dopo l’annuncio della candidatura al congresso nazionale, il presidente della commissione Finanze del Senato ha illustrato la sua linea durante un’intervista a Omnibus, indicando nell’ascolto del territorio e in una nuova identità politica i cardini della sua proposta.

L’ex ministro del Turismo sostiene che nel partito convivano sensibilità diverse, alle quali dovrebbe essere garantito spazio in un confronto congressuale ordinato. La sua idea è arrivare a una discussione franca senza compromettere l’unità della formazione.

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Garavaglia rivendica una Lega diversa

Secondo Garavaglia, la candidatura nasce dal confronto con esponenti di primo piano del partito, tra governatori e parlamentari. A suo giudizio, molti condividono l’esigenza di dare rappresentanza a una componente oggi meno visibile: «Siccome ci sono delle anime differenti ho diritto di dare voce ad un’anima differente».

Nel ragionamento dell’ex ministro c’è anche una critica alla traiettoria recente della Lega. Alla domanda sulle difficoltà elettorali attraversate dal partito, ha indicato come problema l’allontanamento dalla sua identità originaria e ha sostenuto che serva un rapporto più diretto con i cittadini.

Garavaglia ha inoltre preso posizione sul profilo economico della formazione. Dovendo scegliere tra l’impostazione sostenuta da Claudio Borghi e quella associata a Giancarlo Giorgetti, ha detto di preferire senza esitazioni la seconda, confermando l’intenzione di riportare il partito su una linea liberale in materia economica. Ha anche respinto l’etichetta di formazione collocata all’estrema destra: «La Lega non è un partito di estrema destra».

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Milano cerca un punto d’incontro

La candidatura alla segreteria si intreccia anche con il tema delle prossime scelte a Milano, a partire dall’individuazione del candidato sindaco. Per Garavaglia, la città non può essere letta come un blocco uniforme: esistono realtà sociali ed economiche differenti, che vanno dai grandi imprenditori alle persone in difficoltà con il costo della vita.

Il futuro candidato dovrebbe quindi parlare tanto al centro urbano quanto all’area metropolitana, considerando il ruolo dei pendolari che ogni giorno raggiungono Milano e contribuiscono alla sua attività. L’obiettivo, nella sua impostazione, è trovare una figura capace di tenere insieme interessi e territori diversi.

Per definire il metodo, Garavaglia guarda all’esperienza di Roberto Maroni, già ministro e presidente della Lombardia, scomparso quasi quattro anni fa. Del suo approccio ha richiamato soprattutto una regola: «Parlare poco ascoltare tanto». È questo, secondo il candidato alla segreteria, il principio da recuperare sia nella scelta milanese sia nel rapporto complessivo tra la Lega e il suo elettorato.

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