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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Il rene della mamma e una nuova sfida: il risveglio di Iris

A 23 anni Iris ha ricevuto il rene dalla madre Lidia dopo due trapianti bipolmonari: entrambe sono ora ricoverate in terapia intensiva a Verona.

La prima preoccupazione di Iris, appena tornata cosciente dopo l’intervento, non è stata il proprio dolore. La giovane ha chiesto subito: «Come sta la mamma?». Poche parole che raccontano il legame tra la 23enne e Lidia, 49 anni, donatrice del rene che ha permesso alla figlia di affrontare il suo terzo trapianto.

Madre e figlia sono ricoverate in terapia intensiva all’ospedale Borgo Trento di Verona e resteranno sotto osservazione anche nei prossimi giorni. Il decorso iniziale è segnato dalla sofferenza fisica, ma anche dal sollievo per un’operazione attesa a lungo.

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Una vita segnata dalle cure

Iris convive con la fibrosi cistica e ha già subito due trapianti bipolmonari, eseguiti a Padova nel 2012 e nel 2019. L’intervento al rene aggiunge un nuovo capitolo a una storia sanitaria complessa, seguita da anni dalla famiglia e dagli specialisti.

Gli Stan vivono a Val Liona, nel Vicentino, mentre Iris è stata assistita fin dall’infanzia al Borgo Trento. Nel tempo, attorno alla ragazza si è consolidata una rete di cura che ha accompagnato ogni fase del suo percorso, fino alla scelta di ricorrere a una donazione da vivente.


La donazione ha accorciato l’attesa

L’ipotesi di un rene ricevuto da un familiare è stata valutata anche considerando i tempi della lista per un organo compatibile, che possono arrivare a due anni. Entrambi i genitori hanno quindi svolto gli accertamenti necessari per verificare la possibilità di donare.

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Gli esami hanno indicato Lidia come la candidata più adatta: la madre è risultata leggermente più in salute e anche più compatibile con la figlia. Dopo il via libera ottenuto pochi giorni fa, la famiglia ha potuto procedere senza affrontare l’incertezza dei tempi della lista trapianti.


Dolore e sollievo dopo l’intervento

Nicole, sorella di Iris, ha raccontato che entrambe stanno affrontando il recupero con dolore, ma con la consapevolezza di aver raggiunto un obiettivo inseguito a lungo. «Sono doloranti, però è stata una cosa che aspettavamo da tanto», ha spiegato, aggiungendo che madre e figlia sono contente di essere riuscite a sottoporsi al trapianto.

L’operazione segna anche il 106esimo trapianto di rene realizzato dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona nel 2026. La struttura aveva superato quota cento interventi già all’inizio del mese, ma per la famiglia Stan quel numero assume soprattutto il significato di una nuova possibilità dopo anni di malattia, attese e sostegno reciproco.

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