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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Strokes a Bologna: 13 anni dopo, il concerto che sorprende tutti

All’Unipol Arena la band newyorkese alterna i classici a brani nuovi e trasforma una sorpresa italiana in uno dei momenti più intensi della serata.

Tredici anni dopo l’ultima apparizione in Italia, gli Strokes sono tornati davanti al pubblico del nostro Paese con un concerto esaurito e tutt’altro che nostalgico. All’Unipol Arena di Bologna la band ha riproposto i brani che l’hanno resa celebre, ma ha anche mostrato una fase nuova, più libera dalle aspettative legate agli esordi.

Il momento più inatteso è arrivato dalla batteria: Fabrizio Moretti ha intonato “Bella ciao”, coinvolgendo Julian Casablancas e migliaia di spettatori. Subito dopo, il gruppo ha ripreso gli strumenti per eseguire “Lonely in the Future”, uno dei pezzi dell’ultimo album “Reality Awaits”.

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Un ritorno italiano senza nostalgia

L’ultima esibizione degli Strokes in Italia risaliva al 2011, a Vigevano, dove alcuni problemi tecnici avevano costretto la band a chiudere la serata con una scaletta ridotta. A Bologna, invece, l’Unipol Arena era piena per l’unica data italiana della tournée, inserita in una stagione che ha riportato il gruppo newyorkese al centro dell’attenzione.

Prima dell’ingresso dei cinque musicisti si sono esibiti Alex Cameron e Fat White Family. Casablancas è comparso con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, mantenendo quell’atteggiamento imprevedibile che da sempre accompagna le sue esibizioni. Ha cantato spesso rivolto verso il fondo del palco e ha stretto più volte il cappotto all’altezza dello stomaco, senza rinunciare alla propria teatralità.


I classici resistono al cambiamento

La serata ha preso subito una direzione energica. Dopo l’apertura affidata a “Tyrants of the Mellow Moon”, sono arrivati “Reptilia”, “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking”. Quando è partita “Reptilia”, la risposta dell’arena è stata così forte da spingere lo stesso Casablancas a commentare con un semplice “wow”.

Accanto ai brani più conosciuti hanno trovato spazio diverse composizioni recenti, comprese “Dine N’ Dash” e altre tracce di “Reality Awaits”. Il nuovo disco, pubblicato a luglio e prodotto da Rick Rubin, segna un ulteriore allontanamento dalla formula che aveva definito il gruppo all’inizio degli anni Duemila. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, ma dal vivo non ha spezzato il rapporto con il pubblico.

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Casablancas resta imprevedibile

Il cantante ha continuato a gestire il palco secondo regole proprie, alternando brani eseguiti con maggiore libertà, battute e momenti di distanza dagli spettatori. A chi, durante un concerto londinese, gli chiedeva una canzone precisa aveva risposto: “Se volete che non suoniamo mai un brano, chiedetecelo”.

Anche a Bologna non è mancato lo scherzo. Dopo aver chiesto quanti presenti non fossero originari della città, Casablancas ha guardato la distesa di mani alzate e ha replicato: “Allora potete uscire”, indicando ironicamente una porta dell’arena. Il tono leggero ha lasciato spazio, poco dopo, al coinvolgimento collettivo sulle note di “Bella ciao”.


Una band ancora in trasformazione

Gli Strokes sono nati con “Is This It?” nel 2001, album diventato un riferimento per il ritorno del garage rock e capace di influenzare numerosi gruppi successivi. Nel tempo, però, la formazione ha modificato più volte il proprio stile: dagli esperimenti di “Angles” e “Comedown Machine” fino all’equilibrio più maturo di “The New Abnormal”.

La loro esibizione bolognese ha confermato questa evoluzione senza cancellare l’intesa tra Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture. Il pubblico cercava anche la band del 2001, ma ha ricevuto una versione meno incline a ripetersi e ancora capace di riempire un’arena con “Reptilia” e “Last Nite”, lasciandosi sorprendere da un inatteso canto partigiano.

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