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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Francia, la protesta esplode: 256mila in piazza e licei fermi per tre giorni

La mobilitazione degli studenti raggiunge il terzo appuntamento nazionale tra scontri, arresti, feriti e nuove decisioni del governo francese.

Il bilancio degli scontri aggrava una crisi già estesa: in Francia 215 studenti e 85 membri del personale scolastico risultano feriti, mentre un agente è stato incriminato per il ferimento di un quattordicenne colpito al volto da un lacrimogeno. Intanto il governo sospende per tre giorni le normali lezioni nei licei per lasciare spazio al confronto interno tra gli studenti.

La terza giornata nazionale di mobilitazione ha portato decine di migliaia di persone nelle strade di diverse città. A Parigi la situazione è degenerata nei pressi di Place de la Nation, con lanci di pietre contro la polizia, danni a una banca e 12 arresti.


Feriti e tensione nelle strade

Secondo la Prefettura di polizia parigina, circa 300 manifestanti avrebbero cercato di attaccare gli agenti. Alcuni partecipanti avrebbero inoltre divelto frammenti di pietra dai gradini degli esercizi commerciali per usarli contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con i gas lacrimogeni.

Il caso più delicato riguarda Eden, un liceale di 14 anni ferito a Saint-Ouen-l’Aumône. Il poliziotto accusato di aver utilizzato il lanciagranate contro il ragazzo è stato incriminato per violenza. Le immagini mostrano un confronto ravvicinato tra tre agenti e l’adolescente, seguito da un colpo, da un calcio e dall’impatto del lacrimogeno che lo ha fatto cadere a terra.


Numeri opposti sulla partecipazione

La dimensione della protesta resta al centro di una disputa tra autorità e organizzazioni studentesche. Il ministero dell’Interno francese calcola 256.000 partecipanti nel Paese, con 56.000 persone nella capitale; le associazioni degli studenti e dei liceali salgono invece a 450.000 manifestanti complessivi e 100.000 a Parigi.

Alla mobilitazione si sono uniti anche gli insegnanti, sostenuti da una coalizione nazionale di sindacati dell’istruzione. Il movimento, avviato alla fine di settembre, contesta le condizioni degli edifici scolastici, l’inadeguatezza di arredi e strutture rispetto alle temperature, le classi troppo numerose e la carenza di docenti e risorse.


Il governo apre una pausa nei licei

Il premier francese Sebastien Lecornu ha riferito all’Assemblea Nazionale che i feriti comprendono 215 studenti e 85 lavoratori della scuola, tra cui 34 dirigenti e vice dirigenti. «È il bilancio più grave da decenni nel settore dell’istruzione per numero di dipendenti pubblici feriti», ha affermato, descrivendo la situazione davanti ai deputati.

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Per tre giorni, a partire da domani e fino a venerdì, le attività didattiche ordinarie saranno sospese nei licei. La misura, promossa dal ministro dell’Istruzione Eduard Geffray, dovrebbe consentire ai presidi di organizzare un confronto con gli studenti e un momento di partecipazione democratica all’interno degli istituti.


Macron convoca i ministri

Emmanuel Macron riunirà in serata diversi membri del governo per esaminare l’evoluzione delle proteste. Alla riunione sono attesi anche Lecornu e il ministro dell’Istruzione, mentre le autorità cercano di gestire sia le rivendicazioni sul sistema scolastico sia l’escalation degli episodi di violenza.

La vicenda ha provocato reazioni anche fuori dalla Francia. Donald Trump ha sostenuto che le manifestazioni non dipenderebbero dalle condizioni delle scuole, ma da una migrazione fuori controllo e dall’obiettivo dell’Islam di «prendere il controllo di un Paese che un tempo era grande».


Teheran convoca l’ambasciatore

Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato Pierre Cochard, ambasciatore francese a Teheran, contestando la gestione delle proteste da parte delle autorità di Parigi. Il governo iraniano ha parlato di interventi violenti e di gravi violazioni dei diritti umani.

Il portavoce Esmail Baghaei ha accusato la Francia di adottare due criteri diversi sul rispetto dei diritti fondamentali, richiamando le critiche francesi alla repressione delle proteste in Iran dello scorso gennaio. Teheran ha chiesto infine alle autorità francesi di garantire il diritto di riunirsi pacificamente.

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