Francia, i licei bruciano: il governo mette nel mirino le famiglie
Dopo i roghi a Parigi, la protesta contro tagli e sovraffollamento continua: centinaia di istituti chiusi e quasi 2mila fermi dall’inizio della settimana.
La mobilitazione degli studenti francesi non si arresta e torna a colpire Parigi con nuovi incendi agli ingressi di alcuni licei. Il bilancio fornito dal ministero dell’Istruzione parla di 65 dipendenti scolastici feriti, tra cui quattro dirigenti, e di oltre cento edifici danneggiati; nel frattempo, circa 400 scuole superiori sono rimaste chiuse per decisione delle autorità.
Nuovi roghi nella capitale
Le fiamme hanno interessato questa mattina il liceo Léonard de Vinci, nel 15° distretto della capitale. I vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere un incendio sviluppatosi alla base del cancello d’ingresso. Un altro istituto tecnico professionale, situato nel 13° distretto, sarebbe stato raggiunto dalle fiamme, secondo quanto riferito dalla prefettura.
Disordini sono stati segnalati anche al liceo Roger Verlomme, dove il portone è rimasto carbonizzato e alcune biciclette sono state incendiate. Davanti alla scuola si è radunato circa un centinaio di ragazzi, molti dei quali ancora scossi. Le circostanze del rogo non sono state chiarite: una ricostruzione attribuisce l’incendio al lancio di un razzo pirotecnico contro l’ingresso, mentre i pompieri hanno riportato rapidamente la situazione sotto controllo.
La protesta corre oltre Parigi
Partite dalle periferie e da diverse città di provincia, le manifestazioni si sono estese a gran parte della Francia anche attraverso le reti sociali. Gli studenti contestano i tagli al bilancio dell’istruzione e chiedono più risorse, ambienti adeguati e classi meno affollate.
Dall’inizio della settimana, le forze dell’ordine hanno fermato quasi 2mila persone. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha precisato che il 90% dei fermati è minorenne e che circa un terzo degli interventi riguarda episodi di violenza contro le persone.
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Darmanin chiede responsabilità ai genitori
Il ministro ha sostenuto che gli attacchi contro insegnanti e servizi pubblici debbano avere una risposta giudiziaria. «C’è una minoranza attiva e violenta. Dobbiamo arrestare queste persone e portarle davanti alla giustizia», ha dichiarato a Rtl.
Darmanin ha inoltre chiesto ai procuratori di procedere rapidamente e di valutare il coinvolgimento economico delle famiglie per i danni provocati dai figli. L’obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che i genitori siano chiamati a rispondere finanziariamente delle malefatte commesse dai minori.
Il governo parla di violenza urbana
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, dopo un incontro con prefetti, vertici della polizia, della gendarmeria e dei servizi di sicurezza, ha descritto un quadro ormai distante dalla semplice protesta scolastica. «La situazione non ha più nulla a che vedere con la legittima espressione delle rivendicazioni degli studenti», ha affermato, definendola caratterizzata da violenza urbana.
In questo clima di forte tensione, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray dovrebbe incontrare sindacati, rappresentanti degli studenti e associazioni dei genitori per avviare un confronto. Il dialogo si aprirà mentre i blocchi proseguono e le autorità mantengono chiusi centinaia di istituti.
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