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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Forza Italia, Craxi e Moratti prendono le distanze da Tajani

Le due esponenti difendono presunzione d’innocenza e autonomia della magistratura dopo la liberazione di Youssef Siher

Il caso di Youssef Siher ha aperto un confronto interno a Forza Italia. Letizia Moratti e Stefania Craxi hanno infatti assunto posizioni diverse da quelle espresse da Antonio Tajani dopo la decisione della gip Tiziana Landoni di liberare il 30enne.

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La posizione di Stefania Craxi

Craxi ha affidato la sua reazione a un messaggio pubblicato giovedì mattina sui social, collegandolo all’approvazione della Legge Costa, arrivata il giorno precedente. Il provvedimento riguarda la pubblicità delle sentenze di assoluzione e rappresenta, secondo la senatrice, una battaglia portata avanti da Forza Italia per tutelare i cittadini dagli effetti di un’accusa poi rivelatasi infondata.

«Stop alla gogna: il sospetto non può sopravvivere alla verità giudiziaria», ha scritto Craxi. Nelle immagini diffuse insieme al post viene descritto il caso di una persona accusata pubblicamente, poi assolta senza che la notizia della sua estraneità ai fatti riceva la stessa attenzione. Il riferimento è stato associato da diversi commentatori alla vicenda Siher, anche se la senatrice non ha citato direttamente l’indagato.

L’intervento si colloca in contrasto con le dichiarazioni di Tajani, che aveva parlato di una situazione simile alla flagranza e considerato già provati i reati contestati. Siher è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.


Moratti difende la decisione della gip

Anche Moratti, presidente della Consulta della segreteria nazionale di Forza Italia, ha espresso riserve sulla liberazione, ma senza mettere in discussione il provvedimento giudiziario. Ha detto di avere «forti perplessità sulla sua scarcerazione», aggiungendo però di rispettare la decisione della magistratura e di confermare la propria vicinanza alle forze dell’ordine.

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Secondo Moratti, le indagini dovranno proseguire e sarà la giustizia, nella sua autonomia, a stabilire se vi siano responsabilità. La sua posizione non contiene quindi una condanna dell’operato della gip, ma richiama il ruolo delle garanzie previste dall’ordinamento.


Cosa ha stabilito il tribunale

Nelle 37 pagine dell’ordinanza, Landoni ha escluso sia la convalida del fermo in carcere sia la presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati. La giudice ha ritenuto che, allo stato degli atti, i comportamenti attribuiti a Siher non potessero essere ricondotti al delitto di istigazione a commettere reati.

Moratti ha usato la vicenda per richiamare i principi applicati nel procedimento: un giudice indipendente, il diritto alla difesa, la presunzione di innocenza e il controllo dell’autorità giudiziaria sull’attività della procura. La liberazione, ha osservato, dimostrerebbe come lo Stato garantisca le proprie regole anche nei confronti di chi lo contesta.

«È difficile immaginare una dimostrazione più limpida della forza della democrazia», ha concluso Moratti, prendendo così le distanze dalla lettura espressa da Tajani sulla decisione della gip.

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