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Attualità 2 min di lettura16 min fa

Shamonda, nessun caso umano rilevato finora in Italia

Il ministero ha diffuso indicazioni dopo il primo contagio umano identificato in Francia e i casi tra bovini italiani.

Il ministero della Salute ha confermato che in Italia non sono stati rilevati casi umani di infezione da virus Shamonda. La presenza del virus è stata invece accertata in alcuni allevamenti bovini.

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I casi riscontrati nei bovini

Le positività negli animali sono emerse a partire dall’estate in allevamenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che in Lazio, Lombardia e Campania. Per questo il ministero ha preparato una circolare con indicazioni rivolte sia alla sorveglianza veterinaria sia al monitoraggio della popolazione.

Il documento è stato predisposto dopo l’identificazione in Francia del primo caso umano noto. Il paziente, di età compresa tra 60 e 70 anni, viveva in una zona rurale della regione francese Rodano-Alpi ed era ricoverato senza interruzione dalla metà di agosto 2026 per una patologia preesistente. È deceduto ed era gravemente immunocompromesso.


Rischio ancora da definire

Secondo il ministero, i dati disponibili non consentono ancora di stabilire con precisione quale sia il pericolo per la salute pubblica. Le condizioni del paziente francese, in particolare, non permettono di concludere che esista un rischio significativo per la popolazione generale.

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Restano inoltre da chiarire la capacità del virus di infettare gli esseri umani, la possibilità che provochi una malattia e l’ampiezza delle eventuali manifestazioni cliniche. Il ministero ha segnalato «significativi elementi di incertezza» e ha spiegato che non è possibile «definire in maniera affidabile l’entità del rischio per la salute pubblica».


Le ipotesi sulla trasmissione

Una possibile modalità di contagio è legata agli insetti del genere Culicoides, considerati vettori plausibili del virus. Tuttavia, il passaggio all’uomo attraverso questi vettori non è stato finora dimostrato.

Rimangono da valutare anche altre vie di acquisizione dell’infezione, compresa quella trasfusionale. Le autorità sanitarie hanno quindi mantenuto alta l’attenzione, senza indicare al momento una frequenza delle infezioni umane né un quadro definito delle modalità di trasmissione.

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