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Attualità 2 min di lettura50 min fa

Formigli fa marcia indietro, ma respinge l’accusa più pesante

Dopo le polemiche sulla ricostruzione dei bambini bruciati in un kibbutz, il giornalista riconosce l’errore e contesta gli attacchi ricevuti.

Corrado Formigli ha scelto di correggere pubblicamente quanto affermato nella puntata precedente di Piazzapulita, al centro delle critiche per il modo in cui era stato affrontato il caso dei bambini morti bruciati in un kibbutz dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il giornalista ha riconosciuto di avere espresso una valutazione troppo netta, ma ha respinto le accuse più gravi rivoltegli.

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Le scuse arrivano in diretta

Nel corso dell’ultimo appuntamento del programma trasmesso da La7, Formigli ha ammesso di avere avuto una reazione eccessiva. «Chiedo scusa a chi si è sentito ferito», ha detto, riconoscendo che le sue parole potevano avere provocato una reazione legittima nella comunità ebraica.

Il giornalista ha poi precisato che una commissione dell’Onu non ha accertato se alcuni bambini siano stati bruciati intenzionalmente quando erano ancora vivi. Tuttavia, proprio per questo motivo, ha considerato sbagliato avere liquidato la vicenda come una notizia falsa, dando per certa una conclusione che non aveva adeguato fondamento.


La replica alle accuse più dure

Dopo avere riconosciuto l’errore, Formigli ha tracciato una netta distinzione rispetto alle contestazioni personali. Ha dichiarato di non accettare l’accusa di antisemitismo né quella di negazionismo attribuitagli dal presidente della Comunità ebraica di Milano.

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Il giornalista ha inoltre reagito all’accostamento a Goebbels, definendolo vergognoso. Secondo la sua ricostruzione, la discussione sull’attendibilità di quel singolo episodio non modifica il giudizio sull’attacco del 7 ottobre, da lui definito un orrore assoluto, e non può essere utilizzata per giustificare le violenze avvenute dall’8 ottobre in poi contro il popolo palestinese.


Due piani che Formigli separa

Nel suo intervento, Formigli ha quindi tenuto distinti l’errore commesso nella trasmissione precedente e il rifiuto delle accuse ideologiche rivoltegli. Le scuse riguardano il modo in cui aveva presentato il caso, non una revisione delle sue posizioni sul conflitto.

La vicenda era stata affrontata nella puntata della settimana precedente, dedicata anche alle ricostruzioni sulle vittime dell’attacco di Hamas nelle comunità israeliane autogestite. Le dichiarazioni successive hanno aperto una nuova fase del confronto, con il giornalista disposto a correggere le proprie parole ma deciso a contestare l’etichetta di antisemita e negazionista.

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