Formaggi a latte crudo, scontro in Lombardia: il nodo delle etichette
Il caso di Mattia Maestri riaccende il confronto sulle avvertenze sanitarie e sulla tutela dei piccoli produttori montani.
Secondo Giovanni Battista Maestri, padre di Mattia, le cifre utilizzate per descrivere la produzione lombarda di formaggi a latte crudo sarebbero gonfiate e contribuirebbero a confondere il quadro. Anche il richiamo a Parmigiano Reggiano e Grana Padano, sostiene, non dimostrerebbe un rischio sanitario paragonabile a quello dei prodotti che non prevedono trattamenti capaci di eliminare i batteri.
Maestri contesta inoltre l’idea che le indicazioni ministeriali siano troppo onerose per le aziende di montagna. A suo giudizio, si tratta di misure di prevenzione e verifica compatibili con la sicurezza alimentare, anche perché in Italia la Seu colpisce i bambini con una frequenza doppia rispetto al resto d’Europa. «La vita dei bambini deve venire prima dei profitti economici ed elettorali», ha affermato commentando la mozione.
Il rischio sanitario divide il Consiglio
La presa di posizione arriva mentre in Lombardia Fratelli d’Italia chiede di rivedere l’applicazione delle regole sui formaggi ottenuti da latte non pastorizzato. La mozione, guidata da Giacomo Zamperini, presidente della Commissione Montagna, sollecita la Giunta a rivolgersi al Ministero della Salute per ottenere indicazioni interpretative e controlli più flessibili.
Nel mirino c’è soprattutto l’avvertenza destinata ai consumatori più vulnerabili: bambini, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse. L’assunzione di prodotti contaminati può causare la sindrome emolitico-uremica, una patologia che può provocare danni neurologici molto gravi.
I consiglieri di FdI sostengono che l’assenza di procedure territoriali precise stia creando incertezza per le imprese e che l’etichettatura automatica possa danneggiare economicamente e sul piano dell’immagine le aziende. Nel documento chiedono anche un sostegno finanziario per coprire analisi di laboratorio e interventi di adeguamento degli impianti.
Pollini difende l’informazione ai consumatori
Paola Pollini, consigliera del Movimento 5 stelle, ha presentato un’interrogazione contro l’iniziativa, rimasta senza risposta. La rappresentante pentastellata ricorda che le linee guida ministeriali non stabiliscono l’obbligo generalizzato di pastorizzare il latte: prevedono invece controlli proporzionati e un’informazione utile a consentire scelte consapevoli.
L’avviso «fabbricato con latte crudo», secondo Pollini, non sarebbe sufficiente. Potrebbe infatti essere letto come un segno di qualità e non chiarirebbe la differenza tra latte non trattato e latte sottoposto a riscaldamenti parziali, che non assicurano l’eliminazione dei microrganismi pericolosi.
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La consigliera giudica inoltre rischiose eventuali campagne istituzionali concentrate soltanto sul valore tradizionale dei formaggi di montagna. A suo parere, ogni comunicazione dovrebbe accompagnare la promozione del prodotto con informazioni complete sui pericoli per le categorie più esposte.
Il caso Maestri torna al centro
Mattia Maestri è morto all’inizio di agosto, in provincia di Trento, dopo avere vissuto per nove anni in stato vegetativo. L’infezione era stata contratta quando aveva quattro anni, dopo il consumo di formaggio prodotto con latte crudo.
Da allora il padre Giovanni Battista porta avanti denunce e iniziative pubbliche per rafforzare le tutele sanitarie. Martedì 6 ottobre sarà presente al Consiglio regionale di Milano durante l’esame della mozione. «Stanno tentando di smantellare quanto è stato fissato a livello ministeriale», ha denunciato.
Maestri respinge anche l’argomento secondo cui in Lombardia opererebbero 1.300 produttori di formaggi a latte crudo. A suo avviso, quel dato farebbe pensare che quasi tutti i caseifici regionali utilizzino latte non pastorizzato. Bitto, Silter, Nostrano Valtrompia, Strachitunt e Formai de Mut rappresenterebbero invece soltanto l’1-2% della produzione lombarda, mentre i Prodotti agroalimentari tradizionali resterebbero sotto l’1%.
Il padre di Mattia considera infine improprio inserire Parmigiano Reggiano e Grana Padano tra i prodotti chiamati in causa dalla polemica. Il loro processo produttivo, sostiene, elimina gli eventuali ceppi di Escherichia coli e azzera il rischio sanitario previsto per altri formaggi. La discussione in aula dovrà quindi misurarsi con due esigenze contrapposte: la sostenibilità delle piccole imprese e la necessità di rendere immediati i rischi per chi acquista.
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