Il conto della sicurezza: missili su Riad e benzina più cara negli Usa
Gli Houthi dichiarano di aver colpito lo scalo della capitale saudita e una raffineria, mentre Trump difende il costo dei carburanti come necessario alla sicurezza
Il conflitto yemenita torna a coinvolgere direttamente le infrastrutture strategiche dell’Arabia Saudita. Gli Houthi hanno annunciato una nuova offensiva con missili e droni, mentre Donald Trump ha collegato il caro benzina negli Stati Uniti alle esigenze della sicurezza nazionale e internazionale.
Trump difende il costo del carburante
Parlando a Grand Island, in Nebraska, durante un comizio in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il presidente statunitense ha definito l’aumento dei prezzi alla pompa «un piccolo prezzo da pagare per mantenere il mondo al sicuro e mantenere al sicuro il nostro Paese».
Trump ha inoltre sostenuto, erroneamente, che il petrolio costi oggi meno rispetto al periodo dell’amministrazione di Joe Biden. Secondo la sua previsione, la benzina potrebbe scendere sotto 1,85 dollari al gallone, pari a circa 3,8 litri, prima del voto di novembre oppure subito dopo. Il livello dei prezzi resta comunque un tema delicato per la Casa Bianca in vista delle elezioni.
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Gli Houthi alzano la pressione
Il movimento yemenita ha rivendicato il lancio di ordigni contro due obiettivi sauditi: l’aeroporto internazionale di Riad e una raffineria di Saudi Aramco situata a Rabigh. Le autorità saudite hanno reagito aumentando la pressione militare sul territorio dello Yemen.
Gli attacchi si inseriscono in una fase di rinnovata escalation, con le operazioni di Riad contro gli Houthi che proseguono insieme agli scontri tra il movimento e le forze governative yemenite. Trump, nello stesso intervento pubblico, ha ribadito che gli Stati Uniti impediranno all’Iran di sviluppare un’arma nucleare, presentando il costo dei carburanti come una conseguenza delle scelte legate alla sicurezza internazionale.
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