Gerusalemme, aggressione a Elena Testi: costretta a cambiarsi in diretta
La giornalista di La7 ha raccontato gli insulti e l’attacco subito a Mea Shearim, dove gli scontri erano iniziati dopo l’intervento della polizia israeliana.
Per poter continuare il collegamento con Tagadà, Elena Testi ha dovuto indossare un velo e una gonna sopra i pantaloni. La giornalista di La7 ha raccontato di essere stata insultata e poi colpita mentre si trovava a Mea Shearim, quartiere ultraortodosso di Gerusalemme.
Durante la diretta, Testi ha spiegato che alcuni residenti le rivolgevano offese legate al suo abbigliamento, definendola anche «donna di facili costumi». Un oggetto lanciato da uno degli abitanti l’ha inoltre raggiunta all’orecchio.
La diretta interrotta dagli scontri
Il collegamento è avvenuto in una zona ancora segnata dai disordini. Alle spalle della giornalista erano visibili frammenti di vetro sulle strade e una bandiera palestinese appesa a un edificio, mentre la tensione non sembrava essersi esaurita.
Testi ha riferito che la polizia stava tornando nell’area e che da altri punti arrivavano rumori di spari e lanci di gas lacrimogeni. Prima di riprendere la trasmissione, la giornalista si è quindi coperta secondo le richieste ricevute dai residenti, spiegando: «Non mi è mai successo di dovermi coprire».
Perché Mea Shearim è esplosa
Mea Shearim è abitata da comunità ebraiche haredi, appartenenti alla corrente ultraortodossa. Nel quartiere era arrivata la polizia israeliana per rimuovere alcune bandiere palestinesi dagli edifici e cancellare i graffiti presenti sui muri.
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L’intervento ha provocato la reazione degli abitanti, che hanno lanciato pietre, bottiglie di vetro e altri oggetti. Secondo il racconto della giornalista, molti residenti non riconoscono lo Stato d’Israele; una parte minoritaria manifesta invece sostegno allo Stato palestinese. In quel contesto, l’abbigliamento di Testi è diventato un ulteriore motivo di ostilità.
Il racconto di un Paese complesso
Nel commentare quanto stava accadendo, Testi ha sottolineato quanto sia difficile descrivere Israele senza tenere insieme realtà molto diverse. Ha citato il 7 ottobre, le questioni legate alla sicurezza, la Cisgiordania e la presenza degli estremisti di destra, oltre al peso delle comunità haredi.
La giornalista ha ricordato che queste ultime rappresentano il 14,5% della popolazione e ha richiamato anche la presenza di circa 2 milioni di cittadini arabi con diritto di voto, all’interno di uno Stato di 9 milioni di persone. Nel suo ragionamento ha menzionato infine Tel Aviv, come esempio di una componente ancora diversa del Paese.
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