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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Studenti in piazza, scontro in Francia: chi accusa Lfi e perché

Le proteste dei liceali aprono un duro confronto tra il governo, Renaissance e La France Insoumise sulle ragioni della mobilitazione e sul ruolo della polizia.

La mobilitazione degli studenti francesi è diventata un nuovo terreno di scontro politico. La France Insoumise rivendica il sostegno ai liceali e ne difende le richieste, mentre il governo e diversi esponenti dei partiti rivali accusano la sinistra radicale di sfruttare le proteste in vista delle prossime presidenziali.


Lfi respinge l’accusa di manipolazione

Durante la manifestazione del 6 ottobre, Sylvie Cruzillac, consigliera comunale di La France Insoumise nella periferia meridionale di Parigi, ha respinto l’idea che il partito di Jean-Luc Mélenchon stia cercando di conquistare consensi tra i manifestanti. La sua obiezione è legata anche all’età dei partecipanti: molti studenti non hanno ancora compiuto 18 anni e, secondo Cruzillac, non saranno quindi elettori alle prossime elezioni presidenziali.

La consigliera ha spiegato che la presenza degli esponenti di Lfi nelle piazze serve soprattutto a sostenere i giovani e a vigilare sull’eventuale uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine. A suo giudizio, “le loro rivendicazioni sono più che legittime”, perché la protesta nasce anche dai tagli che, negli ultimi anni, hanno interessato il settore dell’istruzione.


Il governo teme l’escalation nelle piazze

Éric Bothorel, deputato di Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron, sostiene invece la tesi del governo. “È chiarissimo che La France Insoumise stia strumentalizzando le manifestazioni degli studenti a fini politici”, ha dichiarato, riprendendo le accuse già espresse dal primo ministro francese Sebastien Lecornu.

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Secondo Bothorel, alcuni rappresentanti della sinistra radicale contribuirebbero ad aggravare il clima delle proteste e spingerebbero i partecipanti a un atteggiamento più duro nei confronti della polizia. Il deputato, tuttavia, riconosce la legittimità delle richieste degli studenti, a condizione che vengano avanzate senza violenze: “Abbiamo il diritto alla manifestazione in questo paese, ma il dialogo deve essere al centro”.


Le accuse si allargano agli avversari

La polemica non coinvolge soltanto l’esecutivo. Marine Le Pen, leader e candidata dell’estrema destra francese, e Bruno Retailleau, presidente dei Repubblicani, hanno criticato la vicinanza tra La France Insoumise e le mobilitazioni dei liceali.

Retailleau ha accompagnato la sua contestazione con una provocazione, proponendo di ribattezzare il movimento “la Francia incendiaria”. Gli esponenti di Lfi hanno respinto anche queste accuse, definendole il risultato di teorie del complotto e insistendo sulla necessità di proteggere le rivendicazioni degli studenti.

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