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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Porti turistici, domanda in crescita: il nodo che può frenare il mare italiano

Al Salone Nautico l’intera filiera chiede una strategia nazionale: il comparto vale 224,9 miliardi e sostiene oltre 1,13 milioni di occupati

La portualità turistica italiana continua a registrare segnali positivi, ma per consolidare questa dinamica servono nuove regole e investimenti. La domanda di ormeggi stanziali aumenta in media del 2,9%, mentre charter, grandi yacht e attività di manutenzione alimentano il traffico nei porti e il valore prodotto sul territorio.

Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, ha indicato nel superamento dei vincoli normativi una delle condizioni necessarie per accompagnare la crescita. «Per consolidare questa crescita abbiamo però assolutamente bisogno dell’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e della classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica», ha affermato.


La nautica chiede una svolta industriale

Secondo le stime richiamate da Perocchio, oltre alla maggiore richiesta di posti barca fissi si stanno rafforzando i movimenti delle grandi imbarcazioni internazionali, soprattutto nel settore del noleggio. Anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo beneficiano dell’aumento delle dimensioni medie delle barche e dell’andamento vivace del mercato dell’usato.

Per il 2027 Assomarinas prevede una domanda più stabile per gli ormeggi permanenti, accompagnata però da un’attività ancora intensa nei transiti legati al noleggio e ai grandi yacht stranieri. Il quadro emerso dalla conferenza indica quindi la necessità di una politica industriale capace di trattenere nei territori una quota maggiore del valore prodotto dalle attività marittime.

Un dato presentato al Salone Nautico quantifica in 5,7 miliardi di euro l’impatto economico del turismo nautico in Italia. Di questa cifra, 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute a terra dai visitatori, a conferma dei legami tra porti, servizi, commercio e ospitalità.

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha spiegato che la ricerca realizzata da Deloitte consente di valutare per la prima volta in modo organico il contributo del comparto. «Trasformare gli approdi in porte di accesso ai territori significa generare crescita, occupazione e valore diffuso per il Paese», ha dichiarato, chiedendo infrastrutture adeguate, servizi qualificati e un rapporto più stretto tra scali e aree circostanti.


Il mare vale 224,9 miliardi

La XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo si è svolta questa mattina al 66° Salone Nautico Internazionale. L’appuntamento è stato promosso da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas, con la presenza dei principali esponenti della filiera dell’Economia del Mare.

Al confronto hanno partecipato Mario Zanetti, presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, Piero Formenti, Massimo Caputi, Giovanni Acampora e Roberto Perocchio. Le conclusioni sono state affidate al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Il settore marittimo, secondo i numeri illustrati durante i lavori, produce 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo italiano, e garantisce più di 1,13 milioni di occupati diretti. L’effetto sulla restante economia è rilevante: ogni euro generato direttamente ne attiva altri 1,8 attraverso le filiere collegate.

Nel comparto nautico il valore aggiunto supera 13 miliardi di euro, mentre gli occupati sono quasi 168 mila. La richiesta emersa dal confronto è di superare una gestione separata dei singoli segmenti e di collegare turismo, portualità, trasporti, cultura, ospitalità e attività produttive.

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Crociere e territori al centro

Mario Zanetti ha definito il turismo una vera industria, perché mette in movimento più filiere e produce ricadute economiche diffuse. Il presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare ha inoltre indicato nella crocieristica e nel turismo costiero due strumenti strategici: nel 2026 i porti italiani dovrebbero accogliere oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato intorno ai 18 miliardi di euro.

La crescita, secondo Zanetti, dovrà essere accompagnata da una programmazione di lungo periodo basata su destagionalizzazione, innovazione digitale, maggiore competitività e nuove professionalità. L’obiettivo è trasformare l’espansione dei flussi in occupazione stabile e in ricchezza duratura per il Paese.

Massimo Caputi ha invece richiamato l’esigenza di non limitare la strategia all’aumento degli arrivi lungo le coste. A suo giudizio, porti e città, nautica e alberghi, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia devono essere messi in relazione per ampliare la spesa e distribuire le opportunità anche nell’entroterra.

Giovanni Acampora ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni. Una posizione comune, ha spiegato, può favorire proposte condivise e contribuire a ridurre gli squilibri tra Nord e Sud, collegando turismo, agroalimentare, artigianato e ricettività.


Le priorità indicate dal governo

Nel suo intervento, Gianmarco Mazzi ha riconosciuto il peso strategico del turismo marittimo e della nautica per l’economia nazionale. L’Italia dispone di oltre 8 mila chilometri di coste e, secondo il ministro, il mare deve essere considerato non soltanto una risorsa naturale, ma anche una vera infrastruttura economica.

Mazzi ha indicato tra le priorità il miglioramento dell’accoglienza, la sostenibilità, l’accessibilità, la digitalizzazione e il potenziamento delle infrastrutture. Ha inoltre richiamato la necessità di ridurre la burocrazia e rendere più semplici le norme che regolano il settore.

Il ministro ha aggiunto di voler esaminare le richieste avanzate dagli operatori e ha definito l’America’s Cup un’opportunità di forte visibilità internazionale per l’Italia. La manifestazione, insieme a una distribuzione più equilibrata dei visitatori durante l’anno, dovrebbe contribuire a trasformare il patrimonio paesaggistico in valore economico.

La conferenza si è chiusa con la richiesta di una strategia nazionale fondata su investimenti, competenze, infrastrutture, semplificazione e innovazione. Al centro resta l’obiettivo di fare dei porti non semplici punti di arrivo, ma collegamenti permanenti tra il mare e i territori.

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