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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Flessibilità sui conti, l’Europa frena Meloni: cosa può ottenere l’Italia

Bruxelles attende ancora la lettera della presidente del Consiglio, mentre valuta la richiesta italiana già presentata per utilizzare margini fiscali aggiuntivi.

La richiesta italiana sulla flessibilità dei conti pubblici non ha ancora ricevuto il via libera di Bruxelles. La Commissione Europea ha confermato di essere al lavoro sul dossier, ma ha anche ricordato che agli Stati membri sono già stati riconosciuti strumenti più ampi per affrontare le emergenze.

Paula Pinho, portavoce capo dell’istituzione europea, ha spiegato durante il briefing con la stampa a Bruxelles che l’orientamento della Commissione parte da un dato preciso: «In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri». Le sue parole arrivano dopo l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva chiesto ulteriori margini di manovra.


La lettera di Meloni non è ancora arrivata

Balazs Ujvari, portavoce per l’Economia, ha chiarito che a Bruxelles non è stata ancora ricevuta la lettera della premier. L’ufficio europeo, ha aggiunto, continuerà a monitorare la situazione e comunicherà eventuali sviluppi.

Nel frattempo, la Commissione sta esaminando una richiesta italiana di attivazione già trasmessa circa due settimane fa. Ujvari ha precisato che il documento è attualmente sottoposto a valutazione e che l’Italia è uno dei due Stati membri che, finora, hanno manifestato l’intenzione di ricorrere a questo meccanismo.

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Il margine vale lo 0,6% del Pil

La misura riguarda la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale. In origine era pensata per le spese legate alla difesa, ma il suo campo di applicazione è stato allargato anche all’energia, così da consentire ai governi di finanziare interventi contro la crisi in corso senza gli stessi vincoli ordinari.

L’eventuale deroga permetterebbe di superare il percorso della spesa netta fino a un valore complessivo pari allo 0,6% del Pil. Il margine sarebbe utilizzabile tra febbraio 2026 e la fine del 2028, ma soltanto dopo il completamento delle procedure previste dalle regole europee.

L’estensione alla componente energetica era stata predisposta, ha ricordato Ujvari, già dall’inizio dell’estate. Bruxelles sottolinea quindi che uno spazio di flessibilità esiste già: ora resta da capire se la richiesta italiana potrà essere accolta e in quale misura.

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