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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Fioretta Mari tra dolore e ironia: cinque bambini persi, cane o cavallo

L’attrice racconta il legame con la figlia Ida Elena, le gravidanze interrotte e la paura della morte, vissuta soprattutto per le conseguenze sulla famiglia.

Il successo e una carriera teatrale destinata a compiere ottant’anni nel 2027 non bastano a definire Fioretta Mari. Nella sua dimensione più intima, l’attrice indica nella maternità il centro della propria vita: prima della nascita di Ida Elena ha perso cinque bambini e, per riuscire ad avere la figlia, ha trascorso nove mesi a letto.


Ida Elena è il centro di tutto

Ogni desiderio di Mari sembra ruotare attorno alla figlia. Anche il sogno di tornare giovane, ha spiegato, avrebbe senso soltanto per poterle stare accanto più a lungo, non per un vantaggio personale.

La preoccupazione quotidiana riguarda soprattutto la salute di Ida Elena. “L’ossessione è la paura che mia figlia non stia bene”, ha confidato l’attrice, descrivendo un rapporto segnato da un coinvolgimento profondo e costante.


La morte fa paura per un motivo

Il timore più intenso non nasce tanto dall’idea della propria fine, quanto dal dolore che potrebbe lasciare alla figlia. Mari ha ricordato la scomparsa della madre e la sensazione provata in quel momento: “Quando è venuta a mancare mia madre pensavo di morire io”.

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Da qui nasce anche il suo invito a non dare per scontato il rapporto con le proprie madri: “Tenetevi strette le mamme, tutte e comunque”. La morte resta dunque la sua paura principale, ma viene raccontata con una vena ironica quando immagina una possibile reincarnazione: è ancora indecisa tra un cane e un cavallo.


Una carriera lunga quasi otto decenni

La confessione sulla maternità arriva sullo sfondo di un percorso professionale costruito tra teatro, cinema e insegnamento. Mari è legata anche al prestigioso istituto teatrale e cinematografico fondato da Lee Strasberg, esperienza che ha contribuito a consolidarne il profilo di attrice e docente.

Nel 2027 la sua attività teatrale raggiungerà il traguardo degli ottant’anni. Dietro questa lunga presenza sulle scene, però, il racconto personale restituisce soprattutto la figura di una donna ancora profondamente segnata dalle perdite subite e totalmente concentrata sul benessere della figlia.

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