8.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Fino a 10.000 euro per la salute: la guida INPS per il personale docente

Il sostegno della Gestione Assistenza Magistrale copre una parte delle cure sostenute da docenti e familiari, con percentuali variabili in base all’Isee.

Il rimborso può arrivare a 10.000 euro, ma la quota riconosciuta dall’INPS cambia in funzione dell’Isee e dell’ammontare delle spese sostenute. La prestazione è rivolta al personale della scuola dell’infanzia e primaria statale iscritto alla Gestione Assistenza Magistrale e può riguardare anche i familiari aventi diritto.

La domanda deve essere presentata per via telematica e accompagnata dalla documentazione richiesta. Sono inoltre previste condizioni precise sulla data delle prestazioni, sulle prescrizioni mediche e sull’intervallo tra una richiesta e quella successiva.


Chi può ottenere il sostegno

L’adesione alla Gestione Assistenza Magistrale scatta automaticamente con l’assunzione a tempo indeterminato nelle scuole statali. Il fondo, erede dell’ex Ente Nazionale di Assistenza Magistrale, viene alimentato attraverso una trattenuta obbligatoria dello 0,80% sulla retribuzione e mantiene la propria tutela anche dopo il collocamento a riposo.

Tra i destinatari rientrano maestre e maestri di ruolo della scuola dell’infanzia e primaria, i dirigenti scolastici provenienti dal ruolo dei direttori didattici e i direttori dei servizi generali e amministrativi appartenenti alle categorie previste dalla Legge n. 1213/1967. La copertura prosegue anche durante la pensione.

Il beneficio può estendersi al nucleo familiare. Sono compresi il coniuge o il partner dell’unione civile convivente e fiscalmente a carico, i figli non sposati e conviventi fino a 26 anni oppure, senza limiti anagrafici, quelli totalmente e permanentemente incapaci di lavorare. Possono rientrare anche genitori a carico, fratelli e sorelle maggiorenni conviventi e a carico nelle medesime condizioni di invalidità, oltre agli orfani che ricevono una quota della pensione di reversibilità.


Isee e percentuale riconosciuta

La somma non viene anticipata: l’interessato deve prima sostenere il costo delle cure e poi chiedere il rimborso. Il calcolo considera le spese sanitarie ammissibili affrontate nei 12 mesi precedenti, con un limite complessivo di 10.000 euro e una percentuale che può variare dal 40% al 60%.

Con un Isee fino a 8.000 euro, il contributo copre il 60% della spesa, purché questa raggiunga almeno 300 euro. La fascia tra 8.000,01 e 24.000 euro consente un rimborso del 50%, ma richiede costi pari o superiori a 650 euro.

Per valori compresi tra 24.000,01 e 32.000 euro, la restituzione scende al 45% e la soglia minima delle uscite sale a 1.000 euro. Sopra i 32.000 euro di Isee viene riconosciuto il 40%, a fronte di almeno 1.400 euro di spese.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Quali cure rientrano nel contributo

L’elenco comprende numerose prestazioni: cure dentistiche e ortodontiche, protesi ortopediche, acustiche e oculari, occhiali e lenti a contatto. Sono considerate anche visite generiche e specialistiche, ticket, analisi di laboratorio e medicinali prescritti, inclusi i preparati omeopatici.

Tra le voci ammesse figurano inoltre letti ortopedici, parrucche oncologiche, psicoterapia, logopedia, cure termali, interventi chirurgici e un massimo di tre percorsi di fecondazione assistita. Il regolamento stabilisce però limiti per alcune categorie: la sola montatura degli occhiali è riconoscibile fino a 100 euro, mentre per i prodotti farmaceutici il tetto è fissato a 300 euro.

Non possono essere rimborsate le perizie medico-legali né i trattamenti effettuati esclusivamente per finalità estetiche. Quando una quota è già stata pagata da un’assicurazione o da un ente pubblico, il calcolo dell’INPS riguarda soltanto l’importo rimasto effettivamente a carico dell’assistito.


Domanda, documenti e scadenze

Le ricevute e le fatture devono riferirsi a prestazioni eseguite nei 12 mesi che precedono l’invio dell’istanza. Inoltre, tra una richiesta e la successiva deve intercorrere almeno un anno. Ogni prestazione deve essere accompagnata da una prescrizione medica emessa prima del pagamento.

L’istanza si presenta sul portale INPS, entrando nella sezione Prestazioni Welfare. Occorre allegare le prescrizioni, le fatture intestate alla persona assistita, la dichiarazione che conferma la conformità degli originali e un documento d’identità valido.

L’esito dell’istruttoria viene pubblicato nell’area riservata dell’utente. Se la richiesta viene respinta, è possibile chiedere un riesame entro 30 giorni dalla comunicazione dell’esito.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere