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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Figc, il piano per fermare Malagò si spezza: resta lui al comando

Il Coni approva il commissariamento della Federazione, ma affida la gestione proprio al presidente uscente, dopo il passo indietro di Buonfiglio.

Il tentativo di rimuovere Malagò dalla guida della Figc si è trasformato in un compromesso che, nei fatti, lo lascia al centro della scena. Dopo settimane di tensioni sul mancato tesseramento, il presidente federale resterà infatti in carica come commissario e potrà accompagnare la Federazione verso nuove elezioni.

La soluzione è arrivata quando il confronto interno al Coni rischiava di diventare una conta dagli esiti incerti. Un voto risicato avrebbe potuto aprire una lunga stagione di ricorsi e polemiche, mettendo in difficoltà tutti gli schieramenti.


Il compromesso nato dal rischio voto

La svolta è maturata dopo un colloquio mattutino tra Luciano Buonfiglio e Malagò, prima della riunione della Giunta del Coni. L’organismo ha approvato all’unanimità il commissariamento della Figc, poi ratificato dal Consiglio nazionale. La gestione della Federazione, però, è rimasta nelle mani dello stesso Malagò, trasformando il provvedimento in una soluzione molto diversa dal commissariamento tradizionale.

Sul piano formale, il nodo riguardava l’assenza del tesseramento Figc al momento dell’elezione, requisito previsto dalle norme sportive. Si trattava di un’irregolarità significativa, ma non di un elemento capace di cancellare la legittimità politica del voto, che non era mai stata messa in discussione. In un clima di collaborazione, il presidente avrebbe potuto sanare la situazione convocando nuove elezioni e ripresentandosi.


Buonfiglio arretra sotto pressione

Per il Coni era essenziale dimostrare di avere difeso il rispetto delle regole e l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Buonfiglio ha quindi mantenuto formalmente la contestazione sul tesseramento, così da poter sostenere di avere comunque commissariato la Federazione. La rinuncia a un commissario esterno, tuttavia, ha mostrato quanto fosse diventata fragile la posizione del Comitato olimpico.

Poche ore prima, Buonfiglio aveva parlato di “pareri granitici”, lasciando intendere che la sostituzione di Malagò fosse ormai inevitabile. Poi il quadro è cambiato: la visibilità del presidente Figc, il sostegno ricevuto da gran parte della stampa e la difficoltà di raccogliere consensi nella Giunta hanno reso rischiosa la linea dura. Il presidente del Coni avrebbe potuto trovarsi isolato e assumersi personalmente il costo di un’operazione voluta anche da altri.


La politica resta fuori dal campo

A spingere per la caduta di Malagò erano stati diversi soggetti: esponenti del governo, tra cui i ministri Abodi e Giorgetti, e alcuni presidenti della Serie A insoddisfatti dell’inizio del suo mandato. Al momento decisivo, però, nessuno ha scelto di esporsi direttamente, confidando nell’intervento del Coni.

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Anche la questione dei possibili conflitti d’interesse non ha prodotto una svolta. I revisori, due dei quali indicati dal governo, non hanno preso posizione sul ruolo di Elisabet Spina, tesserata del Milan, né su quello di Diana Bianchedi. Quest’ultima aveva lasciato l’incarico di capodelegazione della Figc poco prima della riunione, ma la sua posizione avrebbe potuto costringere Buonfiglio a contestarne il diritto di voto. Era un passaggio decisivo per il commissariamento e non avrebbe garantito comunque l’approvazione del provvedimento.


La Serie A sceglie Malagò

Il Coni aveva valutato anche l’ipotesi di affidare la reggenza a Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A. Sarebbe stata una soluzione utile per presentare il commissariamento come un intervento interno al calcio e, nello stesso tempo, per allontanare Malagò senza apparire invasivi rispetto all’autonomia federale.

Dal mondo dei club, tuttavia, non è arrivata la disponibilità attesa. Simonelli non si è candidato alla gestione provvisoria e, dopo una lunga riflessione, le società hanno diffuso una nota di sostegno pieno a Malagò, usando anche toni molto duri verso il Coni. A quel punto Buonfiglio si è ritrovato senza una sponda concreta e ha scelto di evitare lo scontro frontale.


Il futuro si decide nel 2027

Malagò continuerà dunque a guidare la Figc da commissario fino al nuovo passaggio elettorale, previsto nei primi giorni del 2027. La partita sulla sua permanenza non è formalmente chiusa, ma l’esito del commissariamento gli consegna una posizione di forza.

Nell’ultima elezione aveva ottenuto il 68% dei voti. Per non uscire indebolito dovrà almeno confermare quella percentuale; da candidato unico, però, potrebbe raccogliere un consenso ancora più ampio. Chi intende contrastarlo, dentro o fuori dalla Serie A, sarà chiamato a dichiararlo apertamente invece di affidare la battaglia ad altri.

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