Fermentazione e futuro: la startup rurale che conquista il premio 2026
Al Festival dell’Economia Civile di Firenze, la cooperativa Atipiche è stata premiata per un modello che unisce filiera corta, innovazione e rigenerazione dei territori.
La cooperativa Atipiche, nata a Collalto Sabino in provincia di Rieti, ha ricevuto il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026. Il riconoscimento è destinato a nuove imprese e realtà costituite da meno di 36 mesi che fanno dello sviluppo sostenibile il cuore della propria attività.
La startup trasforma la fermentazione in uno strumento culturale ed economico. Il progetto mette insieme produzioni locali, filiera corta, laboratori, formazione alimentare, servizi di ristorazione ed esperienze legate al territorio, con l’obiettivo di rafforzare la comunità e contrastare lo spopolamento rurale.
Atipiche punta sulla rinascita rurale
Il modello premiato valorizza le competenze agricole tradizionali e le inserisce in un sistema più ampio, capace di creare occasioni di lavoro e partecipazione. La cooperativa considera il sapere contadino non soltanto come patrimonio da conservare, ma come una risorsa concreta per riattivare i territori.
Il premio è stato assegnato durante l’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, nel corso di una giornata dedicata anche al rapporto tra identità locale, competitività e innovazione. Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha sottolineato che il legame con il territorio può diventare un vantaggio, ma deve essere accompagnato da competenze manageriali, investimenti, strumenti digitali e sostenibilità finanziaria.
Energia, comunità e partecipazione
Tra gli appuntamenti centrali della giornata c’è stato il confronto sulla “democrazia energetica”. Una ricerca collegata al gruppo di studio sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile ha esaminato 351 comunità, comprese quelle solidali e a impatto sociale.
Dallo studio emerge che queste esperienze si affermano soprattutto nei luoghi dove esistono solide reti associative e istituzionali. I modelli più efficaci coinvolgono diversi soggetti, generano risparmi, possono contribuire a ridurre la povertà energetica e favoriscono investimenti locali. Resta però limitata la conoscenza del fenomeno: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il livello più basso rilevato.
Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha osservato che gran parte degli strumenti necessari alla transizione energetica è già disponibile. “Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già”, ha detto, collegando i ritardi soprattutto a un problema culturale e alla carenza di tecnici specializzati. In Italia, ha ricordato, le richieste di connessione alla rete per impianti rinnovabili raggiungono 300 GW, contro una potenza di punta compresa tra 45 e 50 GW.
Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha invece portato l’attenzione sull’Amazzonia. Nella regione vivono circa 20 milioni di persone, molte delle quali abitano nella foresta e hanno un accesso limitato ai servizi. Il progetto da lui rappresentato punta a portare pannelli solari, collegamenti internet e strumenti utili per sostenere le attività locali, aiutando le comunità a conoscere il valore dei propri prodotti e a ottenere certificazioni adeguate.
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Abitare, esclusione e piccoli comuni
Un altro confronto ha riguardato il tema dell’abitare e delle persone che rischiano di rimanere escluse dai cambiamenti sociali ed economici. Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni hanno discusso il ruolo delle cooperative, delle associazioni e delle amministrazioni locali.
Terzani ha ricordato che il Consorzio Fabrica si occupa da circa 15 anni di politiche abitative rivolte alle fasce più fragili, nonostante inizialmente questo ambito fosse considerato estraneo alla missione delle cooperative sociali. Anna Meli ha evidenziato che la crisi della casa pesa in modo particolare su precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi.
Secondo Meli, la difficoltà aumenta quando alla fragilità economica si aggiungono discriminazioni legate all’origine, al colore della pelle o alla condizione amministrativa. Alessandro Santoni ha invece posto l’accento sui piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei municipi italiani: non sono necessariamente lontani dai servizi, ma spesso offrono meno possibilità di scelta ai loro abitanti.
Economia civile e nuove imprese
Nel corso del festival si è discusso anche del rapporto tra economia civile ed economia sociale. Stefano Zamagni ha descritto la prima come una prospettiva generale sulla realtà, nata nella modernità dal pensiero francescano e capace di comprendere diversi modelli, tra cui l’economia sociale.
Gabriele Sepio ha ricondotto le organizzazioni non profit e partecipative alla storia dell’economia civile, sottolineando il loro ruolo nella risposta ai bisogni collettivi. Il confronto ha richiamato anche il Piano nazionale per l’economia sociale e i principi di reciprocità, gratuità e mutualità.
Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato il sostegno offerto dal credito cooperativo a cooperative e nuove imprese. Secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne, i clienti degli istituti cooperativi crescono del 12% in più rispetto agli altri e sviluppano maggiori relazioni di rete. La fondazione segue inoltre da anni le cooperative giovanili e, negli ultimi cinque anni, anche le startup, attraverso percorsi di formazione imprenditoriale.
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