Famiglie sotto pressione: prezzi in salita, risparmi in calo e Pil al +0,2%
Nel secondo trimestre del 2026 il potere d’acquisto arretra dello 0,9%, mentre salgono consumi, pressione fiscale e conti delle amministrazioni pubbliche.
Il secondo trimestre del 2026 consegna un quadro contrastato per l’economia italiana: il prodotto interno lordo è avanzato, ma le famiglie hanno perso terreno sul fronte del potere d’acquisto. Tra aprile e giugno, infatti, l’aumento dei prezzi ha inciso più della crescita del reddito disponibile, spingendo verso il basso anche la quota di risparmio.
Prezzi più forti del reddito familiare
Il livello medio dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie è aumentato dell’1,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso periodo, il potere d’acquisto dei nuclei familiari è diminuito dello 0,9%, mentre il reddito disponibile è cresciuto soltanto dello 0,4%.
La spesa, invece, ha registrato un incremento dell’1,7%. La diversa velocità tra redditi e consumi ha portato la propensione al risparmio al 6,7%, con una riduzione di 1,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre. L’Istat osserva che l’aumento del reddito non è stato sufficiente a tenere il passo con gli esborsi per i consumi finali, determinando così una diminuzione della capacità di accantonare risorse.
Fisco al 43,5 per cento
Nel periodo considerato la pressione fiscale si è attestata al 43,5%, segnando un incremento di 0,5 punti percentuali sul secondo trimestre del 2025. Il dato si inserisce in un quadro nel quale le entrate pubbliche hanno continuato a crescere più rapidamente rispetto ad alcuni aggregati dell’economia reale.
Le entrate complessive delle amministrazioni pubbliche sono salite del 4,5% su base annua e hanno raggiunto un’incidenza sul prodotto interno lordo del 48,9%, in aumento di 0,9 punti. Nei primi sei mesi dell’anno, il rapporto tra entrate totali e Pil è stato invece del 45,2%, 0,6 punti in più rispetto allo stesso arco temporale del 2025. Nel secondo trimestre, le entrate correnti sono cresciute del 3,5%, mentre quelle in conto capitale hanno segnato un balzo del 165,4%.
Pil in crescita, ma conti da seguire
Il Pil, depurato dagli effetti stagionali e di calendario, ha registrato un aumento dello 0,2% rispetto al primo trimestre. Il confronto con il secondo trimestre dell’anno precedente mostra una crescita dell’1,0%.
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Sul versante delle imprese non finanziarie, la quota di profitto è scesa al 42,1%, con una flessione di 0,2 punti rispetto ai tre mesi precedenti. Il tasso di investimento, tuttavia, è salito al 26,4%, guadagnando 0,7 punti percentuali.
Spesa pubblica ancora in aumento
Le uscite complessive delle amministrazioni pubbliche sono aumentate del 4,2% rispetto al secondo trimestre del 2025. La loro incidenza sul Pil è arrivata al 50,9%, con un incremento annuo di 0,8 punti. Considerando i primi due trimestri, il rapporto si è portato al 50,6%, cioè 0,3 punti sopra il livello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel dettaglio, la spesa corrente è cresciuta del 4,4%, mentre quella in conto capitale ha segnato un aumento del 2,6%. Nello stesso trimestre l’indebitamento netto pubblico, rapportato al Pil, è stato pari al -2,0%, in miglioramento rispetto al -2,1% del 2025.
Nei primi sei mesi del 2026 il disavanzo netto ha raggiunto il -5,4% del Pil, contro il -5,7% del corrispondente periodo dell’anno precedente. Il saldo primario è rimasto negativo, al -1,1%, ma ha mostrato un miglioramento rispetto al -1,7% del 2025. Anche il saldo corrente è stato negativo, al -0,4%, lo stesso valore rilevato dodici mesi prima.
Nel solo secondo trimestre, invece, il saldo primario è risultato positivo e pari al 3,0% del Pil, rispetto al 2,2% del 2025. Positivo anche il saldo corrente, al 2,9%, sebbene inferiore al 3,3% registrato nello stesso trimestre dell’anno precedente.
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