Fame infantile, i fondi coprono solo il 31%: l’allarme globale
Conflitti, eventi climatici estremi e aiuti in calo aggravano la malnutrizione: milioni di bambini rischiano di restare senza cure essenziali.
«La sicurezza alimentare non è un traguardo irraggiungibile: è una scelta politica». È il messaggio lanciato da Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, davanti a una crisi che nei Paesi più fragili somma guerre, sfollamenti, cambiamenti climatici e rincari. L’organizzazione chiede ai governi di interrompere la riduzione degli aiuti e di investire in prevenzione, sanità e sostegno alle comunità.
La situazione rischia di trasformarsi nella più grave emergenza alimentare del 21° secolo. In Yemen, per esempio, circa 2,2 milioni di bambini, quasi uno su quattro, potrebbero soffrire di malnutrizione acuta a causa del conflitto e della crisi economica.
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Fame infantile, numeri ancora drammatici
Nel mondo circa 181 milioni di bambini sotto i 5 anni vivono una condizione di grave povertà alimentare nella prima infanzia. Quasi 43 milioni sono colpiti da malnutrizione acuta e, tra questi, 12 milioni presentano la forma grave.
La malnutrizione resta inoltre associata a quasi metà delle morti tra i bambini con meno di 5 anni. Secondo Save the Children, soltanto un minore su tre riceve oggi l’assistenza nutrizionale necessaria, mentre le conseguenze sulla crescita e sulla salute possono diventare permanenti.
Nel 2025, 266 milioni di persone, pari al 22,9% della popolazione presa in esame in 47 Paesi e territori, hanno affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. L’analisi dell’organizzazione riguarda quasi 20 Paesi segnati da fame diffusa, sistemi sanitari fragili e condizioni nutrizionali critiche.
Gli aiuti non bastano più
A inizio ottobre, per le emergenze nutrizionali più gravi erano stati raccolti circa 3,1 miliardi di dollari: il 31% dei 10 miliardi ritenuti indispensabili. La carenza di risorse ha ridotto il numero di donne e bambini raggiungibili dagli interventi da 36 milioni a 16,7 milioni.
Il risultato è che circa 2 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta grave rischiano di non ricevere cure. In parallelo, la vita di circa 369.000 persone è esposta alle conseguenze della contrazione degli aiuti. Nel 2025 i finanziamenti per interventi alimentari, agricoli e nutrizionali sono diminuiti del 59% rispetto al 2022.
In Afghanistan, negli ultimi quattro anni, i casi di malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni sono cresciuti del 14%, raggiungendo 3,7 milioni di minori nel 2026. Nello stesso periodo, il sostegno internazionale al Paese è sceso di quasi il 70%, con la chiusura o la sospensione di 600 strutture sanitarie e circa 4 milioni di persone rimaste senza assistenza, metà delle quali bambini.
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Guerre e clima alimentano la crisi
I conflitti rappresentano il principale motore della fame infantile: interrompono la produzione e la distribuzione del cibo, obbligano le famiglie a fuggire e rendono più difficile accedere a ospedali e servizi nutrizionali. Nel 2025, 23,1 milioni delle 39,1 milioni di persone che vivevano una situazione di emergenza alimentare si trovavano in aree dove la guerra era la causa prevalente.
A Gaza, più di 1,2 milioni di persone erano esposte a un livello di insicurezza alimentare pari almeno alla Fase 3 della classificazione IPC. Senza assistenza umanitaria, fino a dicembre 2026 circa il 90% della popolazione, equivalente a 1,9 milioni di persone, potrebbe trovarsi in condizioni alimentari gravissime.
Le proiezioni indicano inoltre che entro aprile 2027 oltre 74.000 bambini sotto i cinque anni potrebbero sviluppare malnutrizione acuta a Gaza, inclusi più di 11.000 casi gravi. In Sudan, nel 2026, i bambini sotto i cinque anni colpiti dalla forma grave potrebbero arrivare a 825.000: il 7% in più rispetto al 2025 e il 25% oltre il livello precedente all’inizio della guerra.
Prezzi, eventi estremi e nuove vittime
L’escalation in Medio Oriente sta ostacolando gli scambi commerciali e facendo aumentare i costi di cibo e carburante. Se il conflitto dovesse prolungarsi, altre 45 milioni di persone potrebbero essere spinte verso l’insicurezza alimentare, soprattutto per le difficoltà nelle rotte commerciali.
Gli eventi meteorologici estremi contribuiscono a circa un terzo dei casi mondiali di insicurezza alimentare acuta. Il ritorno di El Niño, particolarmente intenso quest’anno, potrebbe provocare siccità più severe in alcune aree e alluvioni in altre, con danni ai raccolti, rincari e maggiore difficoltà nel reperire acqua sicura.
Anche in Uganda oltre un milione di rifugiati ha perso l’assistenza alimentare, mentre ad Haiti l’interruzione dei pasti caldi destinati alle famiglie sfollate ha aggravato la fame. Se i finanziamenti dovessero diminuire ancora rapidamente, le stime parlano di fino a 22,6 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, tra cui 5,4 milioni di bambini sotto i cinque anni.
Save the Children sottolinea che la malnutrizione può essere prevenuta e curata, ma ritiene necessario affrontarne le cause prima che le emergenze degenerino. Per Fatarella, rafforzare la sicurezza alimentare e i sistemi sanitari significa proteggere i bambini nel presente e rendere le comunità più capaci di resistere alle crisi future.
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