Fairford, il piano resta oscuro: Iran e Hezbollah tra le ipotesi
Antonio Giustozzi analizza il possibile legame tra l’allarme nella base britannica e le tensioni fra Teheran, Washington e le formazioni alleate
Il vero interrogativo riguarda la natura dell’operazione bloccata a Fairford: secondo Antonio Giustozzi, non è ancora possibile stabilire se il gruppo fermato intendesse compiere un attacco di vaste proporzioni oppure un’azione soprattutto dimostrativa. «Nonostante le concessioni fatte da Teheran, i vertici iraniani temono che il dialogo sia a un punto cieco», ha osservato l’esperto del Royal United Services Institute (Rusi).
Il progetto dell’attacco rimane incerto
Le verifiche dovranno chiarire anche l’eventuale autonomia dei sospettati. Le autorità britanniche stanno infatti cercando di capire se i cinque uomini agissero per conto proprio oppure se ricevessero indicazioni da una struttura organizzata, senza che al momento siano emersi elementi definitivi sulla catena di comando.
L’ipotesi formulata da Giustozzi comprende quindi scenari differenti: dietro l’episodio potrebbe esserci una cellula con obiettivi limitati, ma anche un’iniziativa pensata per aumentare la pressione sul fronte internazionale. L’esperto, impegnato nello studio del terrorismo e dei conflitti mediorientali, ritiene che azioni di questo tipo possano nascere tanto da contrasti interni quanto dal malcontento degli alleati regionali di Teheran.
Teheran tra fratture e pressioni
Una delle letture considera possibile il coinvolgimento di esponenti della linea dura iraniana, intenzionati a intralciare il tentativo del governo di trovare un’intesa con gli Stati Uniti. L’altra porta invece verso gruppi vicini all’Iran, come Hezbollah, che potrebbero giudicare insufficiente l’attenzione riservata ai loro interessi nella regione.
Giustozzi, che ha svolto ricerche anche per Columbia University e Georgetown University, non esclude una scelta proveniente dagli stessi vertici iraniani. A suo giudizio, la leadership potrebbe aver deciso di irrigidire il confronto e di affidare alla diplomazia una posizione più severa, qualora ritenesse inefficaci le aperture già concesse. «Per questo la dirigenza del Paese potrebbe aver deciso di alzare la pressione, spingendo la diplomazia iraniana su posizioni più rigide», ha detto.
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La base americana al centro dell’allerta
Fairford occupa un ruolo delicato nel quadro militare legato al Medio Oriente. La struttura del Gloucestershire, nel nord ovest di Londra, è utilizzata dall’aeronautica statunitense e ospita bombardieri strategici B-1 e B-52 impiegati nei raid contro i siti missilistici iraniani.
Nella notte di domenica, polizia e reparti britannici specializzati nella lotta al terrorismo hanno fermato cinque persone, contestando loro il possesso di materiale esplosivo e la preparazione di atti terroristici. Gli artificieri dell’esercito hanno esaminato con dispositivi robotizzati i veicoli e gli ordigni artigianali recuperati, valutandone la pericolosità e cercando indizi sulla loro origine.
Dopo l’intervento è stato innalzato il livello di sicurezza a Fairford e in altre installazioni statunitensi presenti nel Regno Unito. Giustozzi ricorda inoltre che i Guardiani della Rivoluzione avevano già indicato la base come possibile obiettivo di azioni difensive o ritorsive, mentre le forze armate iraniane si erano poste in stato di massima allerta in previsione di eventuali operazioni americane. In questo contesto, il tentativo potrebbe essere stato concepito come un segnale contro un ulteriore aggravamento dello scontro.
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