Ex Ilva, per Lucia Morselli si apre un doppio fronte giudiziario
La Procura di Taranto ipotizza responsabilità per emissioni e quote di CO₂: il gip ascolterà gli indagati il 3 novembre prima di decidere sulle misure cautelari
Lucia Morselli è già al centro di un procedimento avviato a Milano per bancarotta fraudolenta, nato da una relazione consegnata dai commissari straordinari dell’ex Ilva. Ora il suo nome compare anche nell’indagine della Procura di Taranto sulla gestione dello stabilimento siderurgico.
L’inchiesta tarantina riguarda il periodo compreso tra il 2019 e il 2024, quando l’impianto era amministrato da ArcelorMittal. Nel fascicolo figurano 28 persone e cinque società, con ipotesi che comprendono l’inquinamento, il disastro ambientale e una presunta frode ai danni dello Stato.
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Il caso nato dai picchi di benzene
Gli accertamenti sono partiti da un esposto sui livelli anomali di benzene rilevati nei pressi dell’area industriale. Per gli inquirenti, la manutenzione insufficiente degli impianti avrebbe contribuito alla diffusione di sostanze potenzialmente pericolose sia per il personale sia per la popolazione.
Nel marzo 2024 Morselli aveva ricevuto la comunicazione della proroga delle indagini. Alcuni mesi più tardi, nel luglio dello stesso anno, erano state eseguite perquisizioni e sequestri collegati anche all’ipotesi di irregolarità nella gestione delle quote di anidride carbonica previste dal sistema europeo Ets.
Le accuse sulle quote di CO₂
Secondo la ricostruzione della Procura, la vicenda non si limiterebbe alle emissioni prodotte dall’acciaieria. Gli investigatori contestano infatti una possibile truffa ai danni dello Stato nell’utilizzo e nella gestione dei certificati legati alla CO₂, oltre a condotte associate all’inquinamento.
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Tra le persone raggiunte dagli atti dell’indagine ci sono dirigenti, consulenti e dipendenti. La richiesta di misure cautelari riguarda, oltre a Morselli, Alessandro Labile, già alla guida dello stabilimento, e Francesco Astorri, dirigente di Ispra incaricato dei controlli sugli impianti considerati strategici per il Paese.
Il gip deciderà dopo gli interrogatori
La Procura di Taranto ha sollecitato per i tre manager la custodia nella forma degli arresti domiciliari. Non si tratta però di una decisione già adottata: il giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano dovrà prima ascoltare gli interessati.
Gli interrogatori preventivi sono stati calendarizzati per il 3 novembre. Concluso questo passaggio, il gip valuterà gli elementi raccolti e stabilirà se accogliere, modificare o respingere le richieste cautelari formulate dai magistrati.
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