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Attualità 1 min di lettura51 min fa

Ex Ilva, la Cassazione conferma lo stop a Taranto

Respinti i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano

L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà fermarsi: la Cassazione ha respinto i ricorsi presentati contro l’ordine dei giudici milanesi. Il provvedimento resta quindi valido.

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La decisione della Cassazione

A esaminare il caso sono state le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, dopo l’udienza del 20 ottobre. La pronuncia ha confermato il decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 27 luglio.

Quel provvedimento aveva assegnato all’azienda 90 giorni per regolarizzare la situazione. La Corte d’Appello lo aveva poi ribadito nelle udienze del 9 e del 30 settembre, prima dell’esame definitivo da parte della Suprema Corte.


I rischi per la salute

Alla base dello stop ci sono le valutazioni dei giudici sulle conseguenze dell’attività dell’impianto. Nel decreto vengono citate le polveri disperse nell’aria e la presenza di amianto negli altiforni come fattori dannosi per la salute umana.

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L’area a caldo rappresenta il comparto produttivo principale dello stabilimento siderurgico. Con la decisione odierna, l’ordine di fermata non è stato cancellato e continua a produrre i suoi effetti.


I ricorsi delle società

A contestare il provvedimento erano state Ilva e Acciaierie d’Italia Spa, insieme ad Acciaierie d’Italia Holding. Le società avevano presentato due ricorsi straordinari chiedendo alla Cassazione di annullare il decreto milanese.

A sostegno dell’ordinanza si erano costituiti alcuni cittadini di Taranto, con due controricorsi. Il procedimento ha coinvolto diversi gradi e sedi giudiziarie: dal Tribunale di Milano alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, passando per la Corte d’Appello milanese, fino alla Cassazione di Roma.

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