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Attualità 2 min di lettura8 min fa

Ex Ilva, Flacks rinvia l'offerta: gara entro mezzanotte

Jindal resta il candidato principale, mentre Arvedi valuta un’offerta autonoma per laminatoi e forni elettrici.

La gara per l’ex Ilva arriva alla scadenza di mezzanotte con Flacks Group fuori dai tempi per presentare una proposta aggiornata. Il fondo statunitense ha chiesto prima un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

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Flacks rinvia la proposta

Flacks Group, che nei giorni scorsi aveva ribadito il proprio interesse per l’acciaieria, ha comunicato di non poter modificare l’offerta prima del confronto con Meloni. La decisione lo esclude, di fatto, dal termine fissato per oggi, domenica 8 novembre.

A poche ore dalla chiusura della procedura, il gruppo indiano Jindal appare quindi il principale concorrente ancora orientato all’acquisto dell’intero perimetro industriale. L’azienda aveva già rivisto la propria proposta ad agosto, considerando lo stop dell’area a caldo.


Le offerte ancora possibili

La cordata italiana sostenuta da Federacciai non sembra intenzionata a convertire la manifestazione d’interesse in un’offerta vincolante. Arvedi, invece, potrebbe procedere da sola: il gruppo punta a riattivare i laminatoi e, in una fase successiva, a realizzare due forni elettrici.

La vendita è stata avviata nel luglio 2024, dopo l’ingresso di Acciaierie d’Italia nell’amministrazione straordinaria disposto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Il termine iniziale del 15 ottobre è stato prorogato all’8 novembre per consentire agli interessati che avevano consultato la dataroom di completare le proposte.

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Produzione ferma e posti a rischio

Nel frattempo l’attività siderurgica si è arrestata. Lo spegnimento degli impianti è arrivato dopo che la Cassazione ha confermato il decreto della Corte d’Appello di Milano, che a luglio aveva ordinato la fermata dell’area a caldo. “Non c’è più nulla di acceso”, ha detto Maurizio Saitta, direttore generale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.

Con la chiusura dell’area a caldo, il fabbisogno di personale per la gestione degli impianti scenderebbe a circa 2mila addetti. L’azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori, a fronte dei 4.450 attualmente impiegati.


Il confronto sul piano industriale

Il governo ha confermato l’obiettivo di puntare sull’acciaio a minore impatto ambientale e di tutelare le prospettive occupazionali. L’impegno è stato ribadito nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi, al quale hanno partecipato anche grandi aziende a partecipazione pubblica e Rheinmetall.

I sindacati hanno chiesto un calendario preciso degli interventi, ma per il cronoprogramma servirà attendere. La discussione proseguirà in un nuovo vertice a Palazzo Chigi previsto a metà novembre.

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