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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, altiforni ancora fermi: la salute prevale sull’economia

La Corte d’Appello di Milano non sospende lo stop all’area a caldo, mentre resta atteso il pronunciamento della Cassazione fissato per il 20 ottobre.

«La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso». È la reazione di Ascanio Amenduni alla nuova decisione della Corte d’Appello di Milano sul caso ex Ilva.

L’avvocato rappresenta i cittadini di Taranto che hanno promosso il procedimento civile dal quale è derivato il provvedimento sull’area a caldo. Per Amenduni, il collegio milanese ha respinto le richieste presentate da Ilva Spa e Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria, confermando l’efficacia del decreto emesso a luglio.


La sospensione resta fuori discussione

Il blocco degli altiforni dovrà quindi essere attuato entro il 28 ottobre. Nel frattempo, l’area a caldo resterà in condizioni di «preriscaldo», così da lasciare aperta l’eventualità di una futura riattivazione degli impianti.

La decisione riguarda la seconda richiesta di sospensione avanzata dalle società. I loro legali avevano chiesto di rinviare gli effetti dello stop in attesa dell’esame della Cassazione, fissato per il 20 ottobre, sostenendo che lo spegnimento avrebbe potuto provocare un danno non recuperabile.


Per i giudici la salute viene prima

La sezione imprese, presieduta da Giuseppe Ondei e composta anche dai giudici Del Vecchio e Cortelloni, ha invece ritenuto prioritario il diritto alla salute. Nell’ordinanza si legge che i possibili effetti negativi legati alla fermata degli impianti devono essere subordinati alla protezione delle persone, anche alla luce dei principi europei e delle norme costituzionali.

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Il provvedimento richiama i rischi già indicati nei precedenti atti giudiziari: le emissioni nocive provenienti dagli impianti e la presenza di amianto. Secondo la Corte, il fatto che la Suprema Corte abbia calendarizzato l’udienza non cambia il quadro; quella fissazione sarebbe soltanto una conseguenza della presentazione dei ricorsi.


Il confronto davanti alla Corte

La discussione sull’istanza si è tenuta il 30 settembre. Anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna si era espresso contro la sospensione, dopo il rigetto di una precedente richiesta pronunciato l’11 settembre.

Durante l’udienza, i rappresentanti dell’ex Ilva e di Acciaierie d’Italia avevano insistito sulla possibilità di un danno irreparabile derivante dallo spegnimento. Amenduni aveva contestato questa ricostruzione, sostenendo che il funzionamento degli impianti «al minimo» non avrebbe prodotto alcun «pregiudizio irreparabile».

Ora il prossimo passaggio sarà davanti alla Cassazione. Fino a quel momento, tuttavia, resta in vigore l’obbligo di fermare gli altiforni secondo le modalità e le scadenze già stabilite dalla Corte d’Appello di Milano.

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