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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Europa e Russia, la domanda rimossa che pesa sulla guerra

Dalle accuse sugli allarmi russi senza prove al ruolo mancato dell’Unione Europea: il dibattito riapre il tema della trattativa con Mosca

A margine della presentazione del libro di Alessio Poggioni, Dario Nardella ha riferito un dettaglio attribuito a Romano Prodi: durante i colloqui di molti anni fa, Vladimir Putin avrebbe indicato l’adesione della Russia all’Unione Europea come una priorità. Un’ipotesi rimasta sulla carta, ma che oggi riporta al centro una domanda politica: quali interessi hanno impedito di percorrere quella strada e come sarebbe cambiato l’equilibrio del continente?


La mediazione europea si è dissolta

Nel corso dell’incontro, l’ex sindaco di Firenze ha sostenuto che l’Europa dovrebbe tornare a svolgere una funzione di interlocuzione anche con Mosca. A suo giudizio, è paradossale che con Putin dialoghi soltanto Donald Trump, mentre nessun esponente europeo abbia provato a capire direttamente se il presidente russo intenda davvero negoziare oppure stia soltanto prendendo tempo.

Il ragionamento parte da un dato politico: l’Unione non avrebbe rispettato il ruolo assunto prima dell’invasione, quando era chiamata a garantire gli accordi di Minsk. Dopo l’inizio della guerra, secondo questa lettura, Bruxelles ha rinunciato a ogni margine autonomo, lasciando spazio alla Turchia, alla Cina e agli Stati Uniti. Parlare con entrambi i contendenti, sostiene Nardella, non significherebbe arrendersi, ma cercare un’intesa capace di fermare il massacro senza imporre la capitolazione dell’Ucraina.


Né vittoria né resa militare

Dopo quattro anni di combattimenti e migliaia di vittime, l’idea di una soluzione affidata esclusivamente al campo di battaglia viene giudicata senza sbocchi. L’Europa ha scelto di schierarsi con Kiev anche sul piano militare e, così facendo, avrebbe ridotto al minimo le proprie possibilità di agire da mediatrice.

La proposta indicata nel dibattito è quindi quella di ricostruire un ruolo europeo credibile, capace di parlare sia con Kiev sia con Mosca. Nel testo viene criticata anche l’influenza dei Paesi baltici sulla politica estera dell’Unione e viene contestata la linea attribuita a Kaja Kallas, considerata troppo favorevole a un coinvolgimento diretto della Nato contro la Russia. Secondo questa impostazione, il prolungarsi del conflitto potrebbe aggravare la crisi economica, alimentare tensioni sociali e rafforzare le forze estremiste nei Paesi membri.


Allarmi senza prove verificabili

In questo clima si inserisce l’articolo pubblicato il 7 ottobre da Nicholas Vinocur su Politico. Il pezzo presenta come possibile uno scenario con vittime europee provocate da azioni ibride russe e richiama una riunione riservata degli ambasciatori dei 27 Stati dell’Unione, affiancati da alcuni funzionari, dedicata alle eventuali reazioni a un attacco di questo tipo.

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Il problema sollevato riguarda soprattutto la qualità delle fonti. Le dichiarazioni citate arrivano da diplomatici e funzionari non identificati, privi di nome e nazionalità, mentre gli analisti chiamati in causa non avrebbero partecipato all’incontro. L’anonimato può essere necessario, ma per sostenere accuse tanto gravi dovrebbe essere accompagnato da documenti, riscontri o elementi controllabili. Il riferimento al caso Watergate serve proprio a distinguere una fonte riservata ma capace di fornire indicazioni verificabili da una serie di affermazioni non dimostrate.


Il precedente dei droni marini

Un episodio analogo viene individuato in un articolo pubblicato circa un mese prima da El Mundo. Il quotidiano spagnolo aveva presentato come attendibile un rapporto della CIA su presunti attacchi imminenti, condotti con droni marini Gerbera, contro le coste di Italia, Spagna e Francia.

Anche quella ricostruzione si basava su fonti anonime riconducibili al Ministero della Difesa della Lituania. Nel giro di 24 ore, i governi italiano, francese e spagnolo smentirono le informazioni; in seguito arrivò anche una rara presa di posizione della CIA. Il testo critica inoltre il ruolo attribuito a Lituania, Estonia e Finlandia nella diffusione di notizie capaci di accrescere la tensione con Mosca.


La propaganda corre più dei fatti

In Italia l’articolo di Politico è stato rilanciato rapidamente, senza che emergessero verifiche autonome sui contenuti. La vicenda dei presunti droni, intanto, sarebbe stata assorbita dal circuito politico e mediatico, diventando un argomento utile a sostenere l’idea di un conflitto destinato ad allargarsi e, di conseguenza, la necessità di aumentare le spese militari.

La tesi conclusiva è che la diffusione di allarmi non documentati finisca per sostituire l’analisi con la paura. In assenza di un’iniziativa diplomatica europea, il rischio indicato è duplice: continuare ad alimentare la guerra e lasciare che la discussione pubblica venga guidata da informazioni anonime, smentite o prive di riscontri sufficienti.

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